Bayeux tapestry

Bayeux tapestry

lunedì 19 settembre 2016

L'orda dei morti viventi.

La danza dei morti, Vincent Kastav, 1471 
Let me tell you a story to chill the bones... comincia così Dance of Death, canzone degli Iron Maiden fra le mie preferite dell'omonimo album. E così voglio iniziare anche io. ..

Lasciate che vi racconti una storia che fece rabbrividire fino alle ossa più di un uomo medievale, compreso Orderico Vitale. Questi, cronista di re e di regni, uno dei più famosi a cavallo del 1100, ritenne addirittura di doverne parlare nella sua -serissima- Historia Ecclesiastica.

Il primo gennaio del 1091 un monaco giovane, sano, robusto e padrone della sua mente (letteralmente così dal testo. Orderico gli attribuisce qualità preziosissime all'epoca per specificarne l'attendibilità) si ritrova a camminare per una "via oscura", di ritorno dalla visita a un malato grave. Improvvisamente rumori di zoccoli: cavalieri! Si nasconde (all'epoca era bene evitare di incontrare i professionisti della guerra, non si poteva mai sapere cosa passasse loro per la testa) ed ecco che una processione di non morti, di zombie dannati, moltissimi dei quali in armatura e a cavallo, altri semplici paesani, gli sfila davanti.
Quasi morto per la paura, cerca di fuggire ma attira l'attenzione di alcuni di loro. Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare Walchelin, questo il nome del povero monaco, viene risparmiato e anzi, esortato a pregare per loro affinché cessi il loro errare eterno "né vivi, né morti"

Tre vivi e tre morti. Dal Salterio De Lisle, Inghilterra, inizi 1300 


L'origine di questa orda di orribili zombie va ricercata nella commistione di leggende diverse, sviluppatasi in quegli anni di fusione fra la cultura franca, la norrena e quella britannica a seguito della conquista dell'Inghilterra da parte del duca Guglielmo nel 1066. Una di queste fabule popolari parla di Familia Hellequin, una banda guerriera -una masnada- costretta a vagare con per l'eternità e alla quale le anime in attesa di un giudizio netto fra salvezza e dannazione (l'idea del purgatorio era ancora in fase embrionale) si univano in continuazione. Oltre a quelle degli sventurati che incontravano lungo il loro percorso

Narra la leggenda di un certo re Herla che per uno scellerato patto con un nano signore delle profondità della terre ebbe, in cambio dell'immortalità per lui e i suoi uomini, un piccolo cane, con il patto che nessuno sarebbero dovuto scendere da cavallo prima che il cane fosse saltato spontaneamente giù dalle sue braccia, pena il tramutarsi in polvere dell'intero esercito. Ovviamente il cane si accoccolò e non scese mai giù, obbligando Herla e i suoi a vagare per l'eternità.

Il carnevale, con il suo spirito dissacratore, trasformò la parata dei morti in una catartica presa in giro delle paure più ataviche. E sembra che Hellequin sia mutato nel più famoso Arlecchino, personaggio dipinto come ambiguo, spesso in combutta con il diavolo e a capo di una marcia di morti (o di demoni, come racconta Dante con il suo Alichino) nella tradizione più antica.

Arlecchino e il diavolo