Bayeux tapestry

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lunedì 3 ottobre 2016

Guédelon, il cantiere delle meraviglie.

Costruire un castello medievale del XIII secolo senza avvalersi di alcun ritrovato moderno eccezion fatta per le protezioni individuali obbligo di legge, utilizzando tecniche e attrezzi tipici dell'epoca. Questo il folle progetto di Michel Guyot, proprietario del castello di Saint-Fargeau (fra Auxerre e Bourges) e patron del festival che da trent'anni si tiene nel cortile del maniero, divenuta celebre in tutto il mondo.
Costituita un'associazione e ricevuti i primi, increduli, consigli su come muoversi per i permessi e eventuali fondi pubblici, Michel e l'agguerrito seguito di sostenitori decisero che il luogo ideale per iniziare la titanica impresa non poteva che essere la cava di pietra abbandonata di Guédelon, nel comune di Treigny e distante una quindici di chilometri da Saint-Fargeau. Un ruscello che mantiene una discreta portata anche nei mesi più caldi taglia la zona a nord, rendendo di fatto il sito perfetto.

Il 20 giugno 1997 venne posata la prima pietra...

Il sito di Guédelon, nel 1997. 
Ho un vago ricordo, risalente al 2004, di tutto ciò: si parlava di Guédelon all'università a Bologna ma devo ammettere che non avevo compreso in pieno le finalità del progetto e la questione mi era passata di mente. Quest'anno, grazie a un post di Alessio (appassionato di storia e grandissimo modellista, guardate qua: Wolfbane-art) nel gruppo facebook "L'ultima offensiva" ho deciso che avevo perso fin troppo tempo e quanto prima sarei andato a visitare il cantiere.
A malincuore ho dovuto scartare l'idea di partire a piedi, per rimanere filologicamente attinenti -1300 km da casa mia? Ok, sarà meglio prendere l'auto.-


Il viaggio, pur costretto entro tre risicatissimi giorni, si è rivelato una meravigliosa scoperta della Borgogna. Io e la mia dolce metà ne siamo rimasti assolutamente affascinati. Consiglio di fermarsi a Beaune e godere della campagna circostante, il ristoro è garantito così come pure ottimo vino in grande quantità e varietà. Inoltre sembra che a ogni angolo ci sia un castello o un villaggio tipico o un qualsiasi cosa di interessante e imperdibile per gli appassionati.

No, non è Guédelon ma, notate le mura fra gli alberi, non abbiamo rinunciato a una visita. Ne parlerò più in là.


Raggiungere Guédelon, distanza a parte, è facilissimo. Da Auxerre occorre circa un'ora, strada diritta e in ottimo stato nonostante sia in piena campagna. Senza discese ardite, e le risalite sul nel cielo aperto, niente deserto di sotto... Si nota che il terzo compagno di viaggio era Battisti? Il cantiere, seminascosto dalla folta vegetazione, appare agli occhi dei visitatori in tutto il suo splendore appena varcata la biglietteria. La sensazione di essere in una Gardaland per medievalisti è forte, immediata. Devo ammettere di essermi emozionato come un bambino. E ci sta, il luogo è intriso di storia. Si respira, tangibile, nell'aria che sa di polvere di pietra e animali da soma. E il tutto si sublima nell'assoluta assenza di qualsivoglia costrutto moderno all'orizzonte; la vegetazione a corollario della spianata in mezzo alla foresta aiuta davvero a creare l'atmosfera del 1250.
Inutile tentare di nascondere la felicità.
Nel 2025, anno di completamento dei lavori, l'aspetto di Guédelon sarà questo.

Ricostruzione grafica presa dal forum canardpc.com
Al momento della nostra visita il cantiere ha questo aspetto. 
Foto dal sito ufficiale dell'associazione.



Non indugiamo oltre. Pronti per un giro completo? Iniziamo col consultare la cartina messa a disposizione del visitatore, opportunamente modificata e adattata alle nostra necessità virtuali.



  • Punto 1
L'istinto iniziale era quello di correre al ponte principale e entrare nel cortile ma il rumore di scalpelli e la vista dei primi, concentratissimi, operai del cantiere ci spingono a scendere verso sinistra, in direzione della cava di pietra da cui tutto ha avuto origine. 



Qui, sotto una solida tettoia, troviamo il laboratorio dei mastri scultori. In questo spazio enormi blocchi di pietra calcarea bianca vengono smussati e lavorati per le pietre "nobili" della struttura. Aiutati solo da semplici mazzuoli e scalpelli di ferro, un colpo dietro l'altro, gli artigiani danno forma alle pietre d'angolo, alle chiavi di volta, ai capitelli decorati con figure antropomorfe o vegetali. 

Foto di repertorio da guedelon.fr
Foto di repertorio da guedelon.fr

  • Punto 2
Dato che siamo già a livello della cava possiamo spostarci verso la stessa. Come già detto è proprio grazie a essa se l'intera vicenda è passata dall'essere una folle idea a qualcosa di così concreto e solido. Qui vengono estratti dei blocchi grossolani, che se pur ancora privi di una geometria precisa hanno già una prima forma utile agli scopi di utilizzo finali

Foto di repertorio da guedelon.fr
A ridosso della Torre della Cappella si può ammirare, per questa stagione almeno -bisogna tenere presente che il cantiere è in continua evoluzione e ogni anno, anzi, quasi ogni mese, cambia in maniera visibile- una delle grandi gru a ruota. Nella pagina facebook del blog potrete vedere il video del suo funzionamento.
Ai più giovani l'onore di fare da criceti :)
Visione d'insieme della gru e della torre detta "Della Cappella"
Le pietre, ulteriormente lavorate e divise in blocchetti, vengono issate ai muratori all'opera e da essi ritoccate e rifinite prima di essere collocate nella loro (quasi) eterna dimora a fianco alle altre. 

Il cantiere aperto sul tetto della Torre della Cappella

  • Punto 13

Visto che per parlarvi della gru siamo arrivati sul tetto della torre ve la mostrerò subito nella sua magnificienza. L'altezza finale sarà di 23 m (con una base di 9) e al momento i lavori sono giunti all'ultimo piano: si sta preparando la base di mattoni che sosterrà il tetto a cono; entro la fine della stagione 2016 verrà collocata la struttura portante della sommità. Questa torre è detta "Della Cappella" per via della stanza che occupa il primo piano, la cappella sacra dentro la quale il signore di Guédelon e la sua famiglia possono pregare in forma privata. La visita interna alla cappella è molto suggestiva ma lo spazio esiguo e i mezzi fotografici non all'altezza dei soggetti da catturare, non mi hanno permesso di avere scatti capaci di rendere ciò che abbiamo visto dal vivo. La foto che segue, presa dal web, può aiutare a comprendere la struttura sacra che da il nome alla torre.






Al piano terra vi è una sala per le guardie, che funge sia da alloggio che come baluardo di difesa per contrastare gli attacchi nemici alle cortine murarie. Si tratta infatti di una sala adibita al tiro degli arcieri e quattro feritoie sono state predisposte lungo la parete esterna, in direzione nord-ovest. Il soffitto di questa sala, anch'esso a volta come la cappella del piano superiore -anche se con materiale più sobrio e non decorato- è stato il primo a essere completato, nel 2002.

Una moltitudine di gioviali pensionati tedeschi, accompagnati da una guida del posto, ci riporta con i piedi per terra, nei pressi della cava. Seguono il nostro stesso percorso lungo il perimetro esterno, e piuttosto che seguire il folto della folla torniamo sui nostri passi e ci dirigiamo verso il ponte di legno dal quale si accede al cortile interno.


La fortificazione a protezione del portone di ingresso è ancora ai minimi termini.
  
Le torri del portale, indicate dalle frecce, sono ancora a livello del terreno
 A giudicare dalla posizione attuale di gru e ponteggi credo che questo sarà l'ultimo tratto a venire completato, nel 2025. E noi ci saremo, ci diciamo calcando il soffice terreno della corte...



  • Punto 5
L'anno prossimo mi farò prestare il drone da mio fratello e farò delle foto a volo d'uccello (elettronico)! Per il momento devo sfruttare il miracoloso google per implementare il mio lavoro fotografico.
Le due foto che seguono sono prese dal sito ufficiale dell'associazione Guédelon. Utili per comprendere bene la forma della Grande Sala e il risultato finale dopo quasi venti anni di lavori.



L'edificio è suddiviso in quattro ambienti, dei quali tre riscaldati da un camino, come si nota dalla foto del tetto. La quarta stanza è il magazzino al piano terra, grande quanto la sala superiore, la stanza principale dell'intero edificio.


Partiamo dal piano terra, locale a destra: panetteria/cucina. Nel XIII secolo questa struttura si riavvicina alla costruzione principale in quanto la pietra ha definitivamente sostituito il legname. I rischi di incendio non sono del tutto assenti ma il vantaggio di avere il calore dei fuochi che si diffonde nell'edificio supera la paura, atavica, del fuoco che fino a allora aveva comportato la dislocazione distaccata della cucina. I castelli, fino a circa un secolo prima di Guédelon erano infatti costruiti quasi del tutto in legno quando nascevano ex novo. Le costruzioni in pietra erano rare e basate su rimaneggiamenti di antiche rovine romane. Questo non significa che non si costruisse mai in mattone, chiaro. I più ricchi feudatari e i re dotati del mezzo più potente di tutti, la ricchezza, potevano quindi permettersi i costi esorbitanti dei mastri muratori, rari a trovarsi (e se vi lamentate della scarsa reperibilità dell'idraulico, provate a immaginare quanto tempo occorreva per mandare una richiesta di preventivo a seicento chilometri di distanza e attendere la risposta. La pazienza dei medievali non viene mai sottolineata a sufficienza.)


L'ambiente è semplice ma funzionale. In alcune date specificate all'esterno è possibile assistere alla preparazione del pane e di filologici manicaretti. Al momento della nostra visita il luogo non c'erano attività ma la cenere nel camino era ancora calda del giorno precedente: classico tempismo all'italiana. Sarà per la prossima volta. A sinistra c'è un'apertura, non fotografata, dalla quale si accede al magazzino. In un mondo privo di supermercati e serre, tutto quello che qui veniva riposto doveva essere tenuto al sicuro, controllato, utilizzato con misura.


Non sarebbe stato inusuale trovare dei gatti tranquillamente accovacciati sulle casse e sui sacchi. Questo era il loro regno, qui non c'era superstizione che reggeva, i felini venivano lasciati liberi di svolgere il proprio compito naturale: la caccia ai roditori.


(Anche nelle biblioteche i gatti avevano il sacro compito di salvare i manoscritti dall'essere rosicati. Uno di loro, nel XV secolo, si sentiva così sicuro di sé che "firmò" un documento)

 Avanti, saliamo le scale e esploriamo il piano superiore. 


Che spettacolo. Nell'accedere ci è parso di udire i boccali che cozzavano fra loro, le risate e i motti gridati al cielo a supporto dei brindisi. L'odore penetrante dei cibi, il fumo del camino che mai tirava come dovrebbe, i cani che scorrazzano sotto i tavoli, i servitori che si prodigano per servire il vino. Sì, l'ho immaginato proprio il banchetto in corso. Ho provato, che medievalista sarei altrimenti, a non lasciarmi trascinare solo dal fascino, per vedere le cose anche come erano in realtà: il tappeto di rifiuti, le mani lorde di sughi e intingoli che sporcano vestiti e tovaglie. Nasi soffiati sulle mani (eh sì), il lezzo del sudore -pensate allo spogliatoio di una palestra affollatissima, togliete il profumo dei deodoranti e dei saponi, moltiplicate per cento: ecco, vi state avvicinando-. La sensazione di meraviglia non cambia affatto. Che spettacolo, devo ripetermi!

Ringraziamo gli ignari turisti tedeschi di cui parlavo sopra per l'aiuto a comprendere le proporzioni della Sala.
Il soffitto, da solo, vale la visita intera!
Le foto qui sopra sono state scattate dal portone di ingresso in cima alle scale esterne. Vi sono due passaggi che si vedono, uno a destra del camino e un altro sulla parete in fondo. Ci occupiamo prima del secondo, l'altro da su un corridoio a ridosso del muro nord e porta alle torri (quella della Cappella prendendo a sinistra, quella del signore svoltando a destra). Il sire di Guédelon deve saper accogliere in maniera degna i suoi ospiti, non basterà sfamarli e assicurare della biada per i loro cavalli: occorre fornire loro un ambiente privato nel quale passare la notte (o le notti, qualora i nobili di passaggio avessero intenzione di svuotare la cantina e dare fondo a tutte le caciotte del castello -capitava anche questo-). Ecco dunque che si palesa il terzo camino dell'edificio, a disposizione degli occupanti della stanza. I muri sono in corso di lavorazione, un affresco ispirato a uno realmente esistente renderanno piacevole l'ambiente già di per sé confortevole.




Ogni stanza importante, la sala, la camera degli ospiti e, come vedremo, la grande camera padronale, è dotata di una finestra ampia. Nulla a che vedere con le feritoie delle torri, necessarie per difendersi evitando che il nemico potesse entrare attraverso di esse e perciò strettessime. In questo caso abbiamo dei veri e propri vani ben illuminati, dotati di seduta per poter leggere, scrivere, conversare nelle lunghe ore di ozio della corte. L'intradosso, la nicchia fra le pietre dotata di sedili, è voltato, per permettere un maggiore riverbero della luce e massimizzarne l'utilizzo.


Qui mi stavo chiedendo dove poterci nascondere per rimanere oltre l'orario di chiusura!
La vista dalla camera per gli ospiti mostra come, per ragioni di praticità, una porzione di mura sia stata abbattuta sul lato orientale. Si è reso necessario l'intervento per facilitare l'ingresso dei materiali più ingombranti, quali carri carichi di malta e le travi di legno lavorate sotto quei due tetti sullo sfondo.



Non ci resta che entrare nel Donjon, il Mastio, la torre principale, per concludere il giro interno al castello.


  • Punto 8


Notare l'architettura della latrina privata, a metà torre.
Va bene avere una Grande Sala, la comodità di un ampio spazio e quant'altro ma se sei un rude guerriero, in grado di pagare la costruzione di un castello in pietra, non dormirai mai tranquillo se non dentro di una solida torre che da tempo immemore, da quando il nonno di tuo nonno fu investito cavaliere, è centro e simbolo del tuo potere assoluto. (oltre a essere, sulla carta e tradimenti a parte, a prova di ladro). La struttura è divisa in quattro piani: il sotterraneo, che contiene un pozzo per la riserva d'acqua d'emergenza e, statene certi, un vano nel quale rinchiudere eventuali prigionieri. Lì sotto non si può ancora scendere per motivi di sicurezza, dovremo ritornare. Al piano terra la stanza che diremmo delle guardie, anche se nel XII secolo non esistevano le guardie come le intendiamo noi, qualcosa di simile agli sgherri al soldo dello sceriffo di Nottingham. Ne parlerò in un articolo dedicato ma per il momento possiamo dire che qui sotto c'era il braccio armato del signore che vigilava sull'ingresso dal cortile, questo qui in foto.


C'è poi l'altro ingresso, defilato e personale, di cui vi dicevo, quello vicino al camino della Grande Sala. 

Il corridoio di cui vi dicevo visto dall'ingresso alla torre della Cappella. A metà, dov'è quel signore, l'accesso alla Grande Sala, in fondo l'ingresso alla camera del castellano.
Al centro esatto si trova la camera da letto del castellano e della sua famiglia (si dormiva tutti insieme, privacy zero ma non era un problema visto l'alto numero di figli che erano soliti avere). La sala è ora vuota, non c'è nulla di interessante, verrà rifinita questi anni. Notate però il soffitto, opera della maestria odierna dei muratori stagionali.


Signore e signori, è tempo di uscire dalla dimora di pietra e visitare il villaggio. Al prossimo aggiornamento, non mancate!