Bayeux tapestry

Bayeux tapestry

mercoledì 12 ottobre 2016

Immagini e realtà


Immaginate di essere un cronista di professione, e di lavorare nella redazione di una rivista. Siete alla vostra postazione e vi arriva la richiesta da parte del capo di lavorare a un pezzo su uno dei tanti micro-conflitti mondiali. Occorrerà corredare il tutto con alcune immagini, e -sempre il boss- dice che vuole due righe sull'esercito locale, con una foto di un soldato del moderno esercito nazionale del Wattelapesc, minuscola nazione indo-asiatica-americana con influenze europee. Tolto che argomentare riguardo il conflitto wattelapeschiano potrebbe essere già di per sé un problema, come diavolo sarà vestito, equipaggiato, armato, un soldato di quel paese?

Ecco che ritorna il capo: "Allora! 'sto pezzo? Hai messo la foto di un militare?"

Eh... il militare. Qualcosa bisogna inventarsi. Rapida ricerca su google "soldati wattelapeschiani". Eh no. Assurdo! Siamo nel 2016 e non ci sono immagini, nemmeno una foto da lontano. Viene da imprecare. L'occhiata che ci arriva mentre sussultiamo ci fa ritornare a capo chino sulla tastiera. Senza perderci d'animo, proviamo altre chiavi di ricerca "soldati di paesi esotici" "divise esotiche per soldati eroici" e un'altra manciata di frasi assurde e ecco che qualcosa appare.
Questi sono Sepoy, soldati di origine indiana arruolati dalla Compagnia delle Indie Orientali. 
I Sepoy sono esotici, sì, ma questa immagine riguarda il XVII secolo. Non va bene. Continuiamo a cercare...
Ok, questo forse è troppo. Non ho idea di chi sia, l'ho trovato nel blog di un avventuriero. 


Non so cosa scrivere in questa didascalia...

Può andare bene? Certo che no. Lasciamo stare. L'illustrazione è urgente, non possiamo scadere nel ridicolo. Se ci deve essere un soldato, uno qualsiasi andrà bene purché sia chiaro che si tratta di un combattente. Ecco, questo andrà benissimo:

non ha mostrine, la divisa (italiana) è una mimetica per noi anonima -son tutti uguali quando hanno sette colori a pixel minuscoli addosso- inoltre tutti hanno mimetiche, chi farà le pulci alla foto? Le armi... eh. Pazienza, dovevamo trasmettere un messaggio, mica scrivere un saggio tecnico-militare. Benissimo. Siamo andati in stampa.
Certo, gli esperti di faccende militari inorridiranno, ma il resto dei lettori, meno preparato, non farà caso alla foto ma leggerà l'articolo e capirà il messaggio, la notizia, lo stesso.

Una giornata tipo in una redazione del XXI secolo? Si, ma ora guardate qui sotto


Dalla "Cronica di Francia e S. Denis. Prima metà XIV secolo.

Questa immagine accompagna un testo del XIV secolo nel quale si racconta del saccheggio e della profanazione (sì, i due accovacciati stanno facendo proprio quello che pensate) di una chiesa da parte di  una banda di predoni saraceni. Saraceni? Un attimo. Ehi! Quelli sono vestiti come i "nostri": camagli, usberghi, surcotte. Ci deve essere un errore. 

Questi sono saraceni...



... E questo un cavaliere occidentale.


Il fatto è che come nel nostro esempio moderno, anche all'epoca, soprattutto all'epoca, un miniaturista si trovava a dover lavorare su immagini a completamento del testo basandosi solo sui racconti, tra l'altro spesso confusi e imprecisi, dell'evento del quale la Cronaca in corso di stesura vorrebbe parlare. Pensate a un uomo del 1300 che non ha mai lasciato i confini della terra nel quale è nato. Magari si è spinto in visita a qualche parente distante una manciata di chilometri, oppure ha partecipato alla fiera della contea, a quindici, venti leghe da casa. Poi nulla più. Eppure ha una buona mano, se non è di per sé un monaco possiamo comunque immaginare che dalla vicina abazia venga spesso chiamato per miniare i testi, abbellirli, dare forza alle storie. E quando li avrà mai visti, lui, i saraceni? Per sua fortuna, mai, a quanto pare. Deve quindi fare come ancora oggi accade nelle redazioni giornalistiche (oggi un po' meno a ragione, però, visto che viviamo nell'età dell'informazione!), deve arrangiarsi. Ecco allora che le miniature medievali divengono non lo specchio dell'evento narrato ma della quotidianità del miniaturista. Così nell'immagine che segue


Stiamo assistendo alla resurrezione di Gesù, ma le armi, le armature, i vestiti dei soggetti ritratti ci parlano del XIII secolo. Ce lo mostrano, schietto e sincero, così come tale fu il lavoro dell'artista che non conosceva le armature romane, gli abiti della Palestina del I secolo, l'aspetto del sarcofago. 
La scissione fra il narrato e le immagini è un aspetto fondamentale da non dimenticare mai, nell'analisi storica dei documenti. A volte sarà importante il testo, per una ricerca, altre volte solo le opere artistiche a corredo. 
Migliaia sono gli esempi di questa incoerenza grafica. Qui sotto, nel foglio 40 della Bibbia di Maciejowski, il re biblico Davide sconfigge i siriani nei pressi di Damasco. La città, gli armati, le armi, sono tutti presi dal quotidiano dell'autore, e mostrano dettagli fantastici della metà del XIII secolo ma di sicuro nulla a che vedere con il mille Avanti Cristo, quando Davide visse. 




Vi sono delle eccezioni, ovviamente, e riguardano le opere che narrano eventi di cui gli autori sono stati testimoni o hanno a disposizione visiva tutte le fonti necessarie. La più famosa opera d'arte medievale coerente nel testo con le immagini è sicuramente la Tappezzeria di Bayeux, meglio noto come Arazzo di Bayeux (il termine arazzo è improprio ma ormai talmente radicato da aver travalicato l'errore semantico). Commissionato dal fratellastro di Guglielmo, Oddone di Bayeux -non c'è certezza assoluta su questo ma sembrerebbe l'ipotesi più plausibile, al momento- pochi anni dopo gli eventi narrati. La veridicità storica delle immagini è impressionante. Per osservarlo nella sua interezza cliccate QUI

Senza volerlo, gli autori dei codici miniati ci hanno fornito dettagli che spaziano ben oltre il tempo della scena, rendendo ancora più preziosa e interessante, se ce ne fosse bisogno, l'opera da loro creata.