Bayeux tapestry

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venerdì 21 ottobre 2016

L'ultima carica sassone. Dyrrhachium 14 ottobre 1081


Ho scritto questo articolo per commemorare i 950 anni dalla battaglia di Hastings. Vi racconterò infatti dell'ultima carica sassone di quella giornata, avvenuta però molti anni dopo...

Dyrrhachium, odierna Durazzo, Albania. Anno 1081.


Quindici anni sono passati da quando i normanni hanno inflitto la mortale ferita agli inglesi asserragliati sulla collina di Senlac; e dieci dalla pacificazione formale dell'isola. Battuti ma ancora in vita centinaia di guerrieri anglosassoni hanno lasciato la loro amata terra e si sono diretti a oriente, rispondendo alla chiamata di Bisanzio, sempre affamata di mercenari. Laggiù hanno trovato nuovi nemici per le loro lunghe asce, nuovi comandanti da servire in battaglia. Inquadrati nella celeberrima Guardia Variaga i soldati di stirpe anglosassone soppianteranno, nel corso dei due secoli successivi, quasi in toto il ceppo rus-scandinavo della stessa e per allora avranno combattuto in quasi ogni angolo del medio oriente.



Variaghi disegnati dell'indimenticabile Angus McBride... Un mito!
Variaghi, dal codice miniato di Giovanni Scilitze "Sinossi della storia"

Ma il ricordo della sconfitta è sempre vivo, alimentato tra l'altro dalla continua minaccia all'Impero da parte dei "cugini" dei normanni di Francia, quelli che dopo aver strappato il sud d'Italia dal controllo del Basilues non hanno certo appeso elmi e usberghi al chiodo, tutt'altro! Ogni volta che la pietra passa sul filo d'acciaio delle armi, una silenziosa preghiera di poter saldare i conti con i biondi cavalieri viene recitata.


Prima di calcare la sabbiosa terra fuori Durazzo, vorrei mostrarvi la coincidenza di due eventi vicini nel tempo ma lontanissimi nello spazio. Partiamo dal disastro di Manzikert del 1071, dove i bizantini guidati dall'imperatore Romano IV Diogene vennero pesantemente sconfitti da una federazione turca sotto il comando di Alp Arslan, nipote di Seljuk. Costantinopoli perde il controllo della maggior parte dell'Anatolia e non lo riacquisterà mai più. Intanto, molto più a nord, in Inghilterra, nel 1066 si combatte la battaglia di Hastings, che vedrà Guglielmo di Normandia aprirsi la strada per la conquista del trono d'Inghilterra, e i suoi vassalli spartirsi poi le terre conquistate. Ovviamente ai combattivi sassoni non bastava una battaglia (per quanto decisiva) per darsi per vinti; iniziano subito una resistenza accanita che si protrarrà per un lustro. Le rivolte avranno termine ufficiale nel biennio 1071-72, quando gli ultimi ribelli della regione del Fens vennero sgominati e parte dei sopravvissuti decisero di andarsene oltre i confini isolani (Questo comunque non pose termine a focolai continui di rivolta, la pacificazione completa dell'isola sarà per i normanni faccenda lunga e complessa).





Abbiamo dunque un Impero, quello d'Oriente, che ha perso il suo più grande bacino di reclutamento autoctono, l'Anatolia, ed è a corto di uomini ma non certo di guerre visto che fra scontri con i turchi, i balcanici, i peceneghi e fratricide lotte per il potere viene da credere che non vi sia una sola settimana in cui non ci si dia battaglia, da quelle parti. Dall'altro lato ci sono decine, centinaia, di guerrieri senza patria, senza terra, senza futuro se non quello che possono bilanciare sul filo d'acciaio delle loro pesanti teste d'ascia. Le date coincidono. Da una parte servono soldati, dall'altra serve una casa. Il perfetto cerchio fra domanda e offerta di qualsiasi economia. E, in questo caso, la combinazione giusta per un disastro annunciato...



Torniamo a Dyrrhachium.


L'imperatore Alessio I Comneno, fronteggia l'esercito normanno dell'inferocito Roberto il Guiscardo con il quale milita suo figlio, il prode Boemondo. Tre dei più grandi comandanti militari del mediterraneo (presenti e futuri, Boemondo merita in pieno un approfondimento a parte) in uno spazio ampio poco meno di duecento ettari di terreno. Genio, tattica, coraggio e caparbietà equamente dosati e distribuiti su entrambi gli schieramenti. I Led Zeppelin che sfidano i Deep Purple in una gara musicale. Federer e Nadal nella finalissima delle finalissime di tennis. Batman contro Superman... Ok, ok, la smetto.


Per la cronaca, i normanni sono loro nell'esempio poco sopra
I motivi dello scontro sono semplici: Roberto ha dato in sposa la figlia, Olimpia, a Costantino Ducas figlio dell'imperatore Michele VII. Questi venne deposto da Niceforo III Botaniate, il quale ne sposò la moglie, e madre di Costantino, e negò la successione al trono del figlioccio. Prima che si potesse agire contro l'usurpatore ecco arrivare Alessio dei Comneni, giovane generale e -si mormora- amante dell'imperatrice, il quale forte dell'appoggio dell'esercito si fa eleggere basilues e costringe Niceforo ad abdicare, riportando la sua dinastia al potere (Una stirpe, tra l'altro, che guiderà l'ultimo periodo di gloria all'Impero d'Oriente). Questo vanifica le ambiziose manovre dinastiche normanne, ma non la volontà di mettere le mani sul ricchissimo impero d'Oriente.
Alexio I Comneno
Deciso a non farsi mettere fuori gioco, il Guiscardo ha arruolato un'enorme armata -secondo Anna Comnena chiamando a sé tutti gli uomini d'Italia: giovani, vecchi, inabili alle armi-. A giugno le sue forze attraversano il mare Adriatico. Come prima mossa viene posta sotto assedio Dyrrhachium, la città chiave per garantirsi una solida base logistica. La piazzaforte però resiste, e nel mentre la flotta normanna viene distrutta dai veneziani alleati di Bisanzio (i quali ebbero un enorme tornaconto nell'aiutare Bisanzio, vedi Crisobolla 1082). Scoppia pure la peste nel campo, che fa una strage ma Roberto non demorde, attende l'arrivo di Alessio e quando l'imperatore si mostra con tutto il suo esercito egli schiera i suoi italo-normanni per dare battaglia. Della "volkssturm" antelitteram di cui parlava la Comnena non v'è traccia. Malati e decimati, va bene, ma quello che si prepara a affrontare l'armata bizantina è un esercito di tenaci guerrieri ben disciplinati, come vedremo.

Alessio invece guida un esercito composto di uomini arruolati da ogni dove: mercenari turchi, asiatici, franchi. Truppe male addestrate locali. Unità della guardia, a cavallo quasi tutte. Ha inoltre un contingente dei suoi variaghi. Li pone al centro in posizione avanzata, a mio avviso indice, questo, della consapevolezza del desiderio di battaglia di quegli uomini: visto che tantissimi sassoni sono confluiti nelle schiere della guardia, vedere i normanni al di là della piana, a portata d'ascia e di vendetta, doveva averli resi assetati di sangue -più del solito- e indocili -come se già non lo fossero-. Forse è un azzardo averli portati ma è possibile intravedere del calcolo dietro questa scelta e una buona dose di speranza che la fortuna, la regina dei campi di battaglia, sia propizia.

Quel giorno però era destino che si chiudesse la partita iniziata a Hastings, e non c'era alcuna speranza per gli orfani di Aroldo di ottenere un pareggio.

Iniziata la battaglia, i normanni attaccano inanellando una serie di travolgenti attacchi, affidandosi all'urto della cavalleria più forte del mondo cristiano.

Un'onda di acciaio, nelle armi e nei nervi, lanciata alla carica. 
Il contingente inviato a spezzare la formazione dei vareghi viene però duramente respinto, e subisce perdite così gravi che i sopravvissuti si danno alla fuga, piuttosto che a una classica ritirata strategica. La guardia però non resiste all'impulso di farla davvero finita e tutta la formazione si lancia all'inseguimento. Sembra quasi di sentire, se ci si concentra, tutto l'odio che si condensa in un poderoso, terrificante, magnifico grido di battaglia mentre rompono i ranghi. Corrono, e pensano al massacro che laverà l'onta della sconfitta, della perdita della casa. In quegli attimi concitati i sassoni trascinano con loro tutti gli altri della Guardia: russi, norvegesi, svedesi. Tutti. E al pari dell'urlo di guerra è quasi possibile intuirne i pensieri. Vogliono un'orgia di distruzione, per la vendetta da tanto attesa. Tanto corretta la giustizia divina che torna a volgersi benevola verso di loro che viene da credere che le acque del mare si divideranno, permettendo una marcia senza pause fino alla mai dimenticata Inghilterra, per riprendersi la propria terra.


Spero renda l'idea dello scontro in atto, anche se qui siamo a Hastings.
Ma i normanni sono, in quel momento storico, i migliori guerrieri del mondo occidentale. E lo dimostrano, se già non fosse stato chiaro, con la violenza che li ha sempre contraddistinti. I contingenti in fuga vengono intercettati da Sichelgaita, la moglie di Roberto che li insulta con veemenza. Coperta dall'armatura completa, in sella a un cavallo da guerra, essa li costringe a fermarsi, radunandoli intorno alla sua carismatica figura. Nessuno osa contraddirla: si fermano, fanno muro. Sferzati da una rediviva Pallade Atena, così venne definita la sposa-guerriera del Guiscardo, resistono alla carica dei variaghi, resa meno efficace dalla lunga corsa. Roberto invia un distaccamento di fanti longobardi, lancieri e balestrieri, dalle ali.
Le truppe fresche convergono sui fianchi dei variaghi e i cacciatori, divenuti prede, vengono tagliati fuori dal resto dell'esercito imperiale proprio come accadde all'ala destra dello schieramento di Aroldo il Sassone, a Hastings. Quindici anni e nulla è cambiato. I normanni conquistano regni e sfidano imperi, gli anglo-sassoni ancora non hanno compreso che spezzare lo schieramento porta solo a un disastro. Fuggono, i variaghi, verso una vicina chiesa, quella di San Michele Arcangelo (Da non confondere con quella di San Nicola, citata in alcune fonti, dove il Guiscardo aveva stabilito il suo quartier generale). Spossati e decimati si asserragliano all'interno dell'edificio sacro.


Doveva somigliare molto a questa, la Chiesa consacrata all'arcangelo, ultimo baluardo della Guardia. 
Non hanno alcuna intenzione di arrendersi, cercano subito di riorganizzarsi. Ma ormai tutto è perduto. Mentre lo scontro principale inizia a volgere a favore di Roberto proprio a causa della fuga dei variaghi, i normanni al loro inseguimento circondano la chiesa e iniziano a accatastare contro i muri esterni legna presa dai dintorni. I sassoni tentano di fermarli salendo sul tetto e combattendo ferocemente ma il soffitto crolla sotto il peso delle loro armature. In breve viene incendiata la catasta lignea e la chiesa si trasforma in una grande pira, sopra la quale si celebra l'atto finale della lotta fra le due stirpi che si contesero l'Inghilterra.
Una curiosa coincidenza: la battaglia di Durazzo si combatté in ottobre, il 18 per l'esattezza. Hastings lo stesso mese, quindici anni e quattro giorni prima.

Alessio quel giorno venne sconfitto, ma si riprese e più tardi scacciò i normanni. La guardia variaga non cessò certo di esistere, e sempre più inglesi entrarono a farne parte fino alla sua scomparsa definitiva, secoli più tardi.