Bayeux tapestry

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martedì 10 gennaio 2017

Occhio, gli sbirri!

Clint Eastwood interpreta Harry Callaghan, il prototipo perfetto dello sbirro. 

Accade spesso che alcune delle mie ricerche nascano da una curiosità del momento: tempo fa mi ero domandato, non ricordo proprio il motivo, da cosa derivasse la parola SBIRRO, così di largo consumo ma anche, a pensarci bene, fine a se stessa. Cercandone l’etimologia ho scoperto una faccenda strana; quasi ovunque pare che essa sia legata al fantomatico “birrus” tradotto, dal latino, con “rosso”! Birrus... rosso? Di rosso c’è solo la penna del professore di latino che segna come errore la traduzione! E non parlo di siti farlocchi ma di pagine rinomate:

https://unaparolaalgiorno.it/significato/S/sbirro

http://www.etimoitaliano.it/2014/01/sbirro.html

https://it.wiktionary.org/wiki/sbirro

La Treccani, almeno, utilizza un “forse” prima di dare una risposta simile alle altre pagine qui sopra http://www.treccani.it/vocabolario/birro/

Il birrus era un mantello con cappuccio, punto.

Immagine dal vocabolario "IL" Castiglioni-Mariotti della Loescher Editore (edizione del 1994)

Non necessariamente rosso, e in effetti tale colore si traduce diversamente.

Immagine dal vocabolario "IL" Castiglioni-Mariotti della Loescher Editore (edizione del 1994)

Niente di più. Certo, se pensiamo agli sgherri dei film di Errol Flynn o della Walt Disney indossare il cappuccio equivale a portare il distintivo del dipartimento di polizia al collo. Un segno inequivocabile.
Crucco e Tonto da "Robin Hood" di Walt Disney
Ma nella realtà chi non indossava cappucci, copricapi et similia nel medioevo? 

E perché, a fronte di questa presunta esclusività di vestiario, non sono nati specifici nomignoli? “Arrivano i cappucci!” “Occhio, amico, che se ti beccano le cappe poi sono dolori” “Avevo quasi fatto il colpo, poi sono arrivati gli incappucciati e bam! Eccomi qua in galera” e così via. Inoltre, una parola di derivazione latina che non attecchisce in nessun altro luogo tranne in Italia? Non c’è, fra i termini internazionali dispregiativi, un solo rimando al nostro, italianissimo, sbirri. Insomma, a mio avviso qualcosa non torna e l’origine di sbirri va cercata altrove. Dalle ricerche che ho compiuto direi che si potrebbe iniziare da una località della Francia centrale, il Berry. 



In un certo momento, nella prima decade del XIII secolo, nei documenti storici inizia a comparire il termine berroviere, presumibilmente "uomo del Berry". Se ne ha una primordiale attestazione nel Libro Terzo della serie di volumi contabili di Siena detti Del Camerlingo e dei quattro provveditori della Biccherna: nel luglio del 1230 più di un centinaio di beriverii lombardi furono assoldati dalle autorità senesi. Rolandino da Padova, autore della Cronica in factis et circa facta Marchie Trivixane, elencando le forze mobilitate dai comuni della marca Trevigiana (durante le numerose guerre del periodo ezzeliniano) parla di berroderiis,  professionisti di varia provenienza – ma sempre da altri comuni della penisola. Ancora, ma poi mi fermerò perché la bibliografia a riguardo è sterminata, Giambattista Verci riporta i nomi di tre berrovieri liberati dopo una battaglia fra Treviso e Conegliano: Ortolera baroerius di Vicenza, Andrea baroerius di Venezia e Guglielmo baroerius da Padova.

Chi erano questi uomini? I berrovieri, stando alle cronache, sono dei combattenti che ottengono “l’onore” di essere categorizzati a parte rispetto ai due enormi blocchi nei quali si dividevano i guerrieri medievali: i milites, ossia i cavalieri, e i pedites, tutti coloro che combattevano a piedi. Nello stesso periodo, solo i balestrieri erano riusciti a slegarsi dai macro insiemi generalisti. Arcatores (arcieri), bubulci (addetti ai treni di vettovaglie) ecc. vengono identificati solo in casi specifici, ma mai in maniera ufficiale. La distinzione dei berrovieri è molto interessante. Come vi dicevo sembra che il termine derivi dall’appartenenza a un nucleo iniziale di combattenti giunti (o reclutati) dalla regione del Berry (Settia A. nell'ottimo Comuni in guerra) Da sempre i berrovieri si caratterizzano per equipaggiamento leggero -rispetto ai milites-, dotazione di almeno un cavallo, una certa libertà di manovra e una predisposizione al saccheggio e alle angherie nei territori avversari. Si può presumere che inizialmente, un secolo almeno prima della traslazione del nome da indicazione geografica a ruolo tattico, fossero appunto giunti da fuori guerrieri dagli scarsi scrupoli, adatti a compiere scorrerie senza rimorsi né particolari legami con il territorio (né quello di partenza né quello da devastare).


Una evocativa immagine di berroviere l'ho trovata nel sito di Marco Trecalli, fantastico disegnatore e interprete di immagini militari di tutte le epoche. 
Balisterius, arcatores e beroarius, metà XIII secolo

L’idea di manipoli di guerrieri di pronto utilizzo, slegati dalle problematiche proprie della casta dei milites e ben più efficaci di qualsiasi pedites urbano, dovette attecchire al punto che si cominciò, come attestano le fonti, a reclutare e mantenere operativi questo tipo di soldati non più legati – nel nome – a una regione ma a un tipo di equipaggiamento, operatività e disponibilità diversa dagli altri armati. (Dagli Statuti Vicenza “de militibus, berroderiis, balisteriis et peditibus […] que arma quilibet debet habere”, 1269).

Come si giunge, però, da questo agli sbirri? L’assonanza sillabica inizia già a percepirsi, immagino, ma occorrono altri dati. Guardate cosa scrive Dino Compagni nel cap V del Libro I della sua famosa Cronica


Giovanni Villani, nel Libro Dodicesimo, XCIII paragrafo, della Nova Cronica riporta un elenco di spese del comune di Firenze fra i quali risulta, cito testualmente, “Il capitano con LX berrovieri che stanno al servigio e guardia de’ priori libre VmCC di piccioli.” 
 e nel LXXIX parla di altri sei berrovieri, addetti insieme ai messi, a condurre i cittadini dinanzi il tribunale (e possiamo immaginare in che modo, i berrovieri, conducessero i convocati) "E fu ordinato a' 
detti priori VI berrovieri e VI messi per richiedere i cittadini."

Gli scorridori e saccheggiatori, una cinquantina di anni più tardi le prime attestazioni (ufficiali), vengono citati  al servizio
dei priori e dei capitani come personale braccio armato. In fondo la trasformazione non è così incredibile: uomini addestrati alla guerra, slegati dal sistema vassallatico, dall’arruolamento per parrocchie, quartieri e porte; liberi combattenti a disposizione di chi poteva pagare, ma non per questo costituiti in compagnie mercenari quanto, piuttosto, singole unità di volta in volta attratte da bandi e nuovi scontri, finiscono per trovare una sistemazione giuridicamente allettante e remunerativa, come veri e propri “gorilla”.
Melonaro Fabio, della asd Ferreo Core, nei panni di un berroviere di fine '200. Regge il Grande Elmo del Capitano della milizia di Civitas Nova, da lui fedelmente servito (finché arriva la paga... )
Guardiani e agenti dei funzionari cittadini, i berrovieri perdono la funzione (almeno nei documenti successivi al XIII secolo) di cavalleria leggera ma non la nomea di gentaglia, usa alla rapina e al sopruso, e questa volta proprio in nome della legge. Questo mutamento di ruolo si abbina alle modifiche linguistiche che nel corso dei secoli porteranno all'attuale sbirri. Il nome di berroarius muta in
sberoero nel 1490 (Trevisani E.) e sbaroiero in Bortolan, Frammenti della cronaca di Conforto da Costozza, anni 1372-1387 come sinonimo di masnadiero, e così via fino ai nostri giorni.

Resta comunque il dubbio sull’origine della parola berrovieri. Se gli uomini del Berry erano così efficaci, perché il termine ha attecchito solo in Italia? A mio avviso, fermo restando l’assoluta appartenenza al campo delle ipotesi di questo tentativo di spiegazione, un contingente di soldati del Berry può essere effettivamente stato ingaggiato, magari attraverso quelle reti di contatti per faccende militari aperte a seguito delle Crociate, con l’ampliamento degli orizzonti politici dei Comuni italiani. L’arrivo di questi uomini privi di scrupoli, slegati da vincoli e legami vari, deve aver fatto impressione, ben più di quanta ne abbiano fatta in paesi più avvezzi agli scontri di ampia portata piuttosto che alle scaramucce fra città distanti qualche chilometro. Dubito che avremo mai una risposta definitiva, ma, come sempre, il bello della ricerca è proprio nel percorso di studi, piuttosto che nel raggiungere la sfuggente meta.