Bayeux tapestry

Bayeux tapestry

mercoledì 8 febbraio 2017

Un bambino del XIII secolo. Onfim di Novgorod.

Alzi la mano chi non si è distratto almeno una volta, a scuola. A volte ci si limitava a fissare un punto lontano, perdendosi in sogni a occhi aperti, altre volte la sola immaginazione non bastava e si poteva essere irretiti dalla "furia scrivens": ecco allora che i libri e i quaderni (a volte anche i banchi... intagliati e lasciati in eredità agli alunni degli anni successivi) divenivano tele per figure improbabili, geometrie azzardate, farfalle, cuori, mostri e supereroi, e le sempre verdi frasi più o meno coerenti. A me capitava spesso, e pensate un po' disegnavo quasi sempre cavalieri in armatura completa. Strano, eh?


Niente di nuovo sotto il sole, tutti i bambini si distraggono. E se vi dicessi che in qualche modo non era molto diverso ottocento anni fa? 

Facciamo un salto nella lontana Novgorod, che condivide con la mia cittadina il significato del nome (città nuova, la mia è in provincia di Macerata però, niente distese baltiche per me).
Fu una delle città più influenti dell'area nordica della Russia. Rivaleggiò con Kiev per l'importanza dei mercati e si oppose con grande efficacia alle mire espansionistiche dei vicini, come non ricordare la battaglia del lago Peipus, nel 1242, quando Aleksandr Jaroslavič Nevskij sconfisse il potente Ordine Teutonico e relativi alleati.

Novgorod al tempo di Ivan il Terribile


Fra i tanti primati -purtroppo anche negativi come la carestia che uccise più della metà della popolazione nel 1230- della città spicca la capillare diffusione della scolarizzazione fra i suoi abitanti. Sono infatti giunti fino a noi migliaia di scritti di uomini e donne comuni, anche di ceti sociali relativamente bassi. Anche il supporto di questi reperti è particolare, non si tratta infatti materiale d'archivio tradizionale, quello conservatosi fino ai nostri giorni. Oggi la carta sta divenendo obsoleta, sostituita dalla digitalizzazione dei documenti e delle missive (pensate che si prevede la scomparsa di quasi il 90% delle tradizionali funzioni postali). Essere sommersi di fogli è un'immagine antica, orwelliana, ma non così tanto da essere medievale. 

 

Nell'età di mezza la carta era merce rara, quella prodotta dalla cellulosa ancora di più. Al suo posto venivano spesso utilizzati supporti quali pelli, foglie, tessuti, papiri. Era la disponibilità locale a stabilire il materiale principale sul quale consegnare all'eternità i propri pensieri. Nella Novgorod medievale si utilizzava, stando ai numerosi ritrovamenti, la corteccia degli alberi. La betulla in particolare era la fonte arborea principale.




La maggior parte di questi ritagli veniva utilizzata nell'immediato per poi essere gettata via nel fiume Volchov che attraversa la città. Impastati con il fondo limaccioso del corso d'acqua, sospinti verso le torbiere dei dintorni, i frammenti di corteccia sono arrivati fino a noi in numero considerevole. L'alfabeto degli scritti appartiene al periodo C di quello che è stato definito Antico Dialetto Novogorodiano (древненовгородский диалект) dal linguista russo Andrey Zaliznyak, una sorta di proto-cirillico. Fra tutti i frammenti ritrovati, dagli argomenti dei più disparati: si va dal semplice saluto agli appunti di un mercante, senza farci mancare atti giudiziari come la corteccia .109 


Lettera da Žiznomir a Mikula: Hai comprato una schiava a Pskov. E adesso la principessa mi ha arrestato per questo. Ma adesso la mia famiglia ha garantito per me. E adesso mando una lettera a quell'uomo e gli chiedo se ha un'altra schiava. E voglio comprare un cavallo e farci sedere il magistrato e far iniziare uno svod [la procedura legale per tracciare un'intera catena di acquisti fino all'originale venditore e quindi il ladro]. E se non hai preso il denaro, non prendere niente da lui. 

Di tutte le affascinanti storie, o frammenti di esse, che sono giunte fino a nostri giorni niente può battere le cortecce di Onfim, un bambino di circa otto-nove anni (forse meno, ma si è concordi nel ritenere difficile una maggiore età).


Questa illustrazione, trovata in un sito russo intraducibile, mi sembra che renda proprio bene. Onfim lo immagino così.
Come moltissimi suoi coetanei odierni Ofim doveva trovare lunghe e tediose le ore di studio. Doveva essere proprio stancante scrivere e riscrivere interi salmi, la disciplina non sempre bastava a tenere a freno la fantasia. E per fortuna! Guardate che forza evocativa nei suoi disegni, che assoluta bellezza nella loro ingenuità e quanta umanità riescono a comunicarci!



  • Cavalieri al galoppo, Onfim è presumibilmente la figura più piccola. Delle serie "portatemi con voi!". Notare come abbia cercato una certa prospettiva nel disegnare il cavaliere più distante rispetto all'osservatore. Fantastico!







  • Esercizio di scrittura, poi ritratto della classe al completo. Onfim in testa? Noi della redazione pensiamo di sì!







  • Dettato su un lato, disegno sull'altro. Qui Onfim si immagina trasformato in un mostro sputa fuoco, la scritta nel rettangolo dice "Sono una bestia". E mica solo noi "abbiamo un Hulk!" (cit.)







  • Altre scene di cavalli, Onfim adorava i cavalieri della milizia di Novgorod (e fra poco ci dirà anche perché).






  • Ecco Onfim (il nome è quella serie di lettere a fianco della figura a cavallo онѳиме). Qui si immagina guerriero che infilza un nemico con una lancia... Guardate che sguardo serio, concentrato, mentre mostra a quel cavaliere teutonico chi comanda!







  • Questi sono due esempi di quotidiano di Onfim: il primo a sinistra mostra, dopo il solito esercizio di dettato, il padre e la madre del bambino. L'altro è una scena di un gioco, sembrerebbe una sorta di nascondino, c'è un bambino ben visibile e un altro al centro, dietro un albero, che si nasconde.






  • Una battaglia in piena regola, con cavalieri e cadaveri sparsi qua e là.




Alcune foto delle cortecce originali.


Originale del gioco del nascondino 


Originale di Onfim cavaliere


Per concludere ecco la mia preferita.
  • Onfim aveva un eroe e ce lo mostra disegnandosi al suo fianco, in perfetta scala. In questo frammento eccolo sorridente con il padre. C'è una frase, qui non visibile, che tradotta recita così: "Questo è il mio papà. Lui è un guerriero. Quando sarò grande voglio diventare come lui."



Un cavaliere novgorodiano -a destra, con l'armatura completa-. Il padre di Onfim si mostrava così quando andava in battaglia e per il bambino era un supereroe; migliore di batman, forse anche dell'uomo ragno (forse... l'uomo ragno, come i Led Zeppelin, fa parte delle cose in cui credo ciecamente. )



Perfino il medievalista più incallito e distaccato durante le sue ricerche non può che sciogliersi dinnanzi all'infantile, meravigliosa, fantasia di questo bimbo.


Per la verifica delle traduzioni della scrittura trovate in rete ho fatto riferimento al volume "Writing, Society and Culture in Early Rus, c.950–1300" di Simon Franklin, gentilmente fatto arrivare via posta internazionale dalla biblioteca di Civitanova Marche.