Bayeux tapestry

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venerdì 10 marzo 2017

Alla corte di Filippa di Naro


Viaggiare! Basta scorrere qua e là il blog e la pagina facebook collegata per scoprire che adoro muovermi in lungo e in largo alla scoperta del passato. Sabato 4 marzo ho radunato un eterogeneo gruppo di esploratori e amici e siamo partiti alla volta del castello di Naro, in provincia di Pesaro-Urbino. Invitato dalla proprietaria, la gentilissima signora castellana Francesca, ho potuto constatare di persona i lavori di restauro che hanno ridato dignità a questa rocca che vanta, stando alle cronache, millecinquecento anni di vita. 



Fino al 1998 si presentava infatti più o meno così. Poi l'inizio dei restauri, che oltre a consolidare le mura hanno permesso di rendere più agevole l'accesso alla ripida rupe sulla quale la fortezza si incastona come un gioiello. 


La foto è del 1990, presa da una rivista turistica.


Di più incerta datazione, ma sempre periodo pre-restauri.

Guardate ora che differenza!






Come avrete notato nell'aspetto attuale ben poco di medievale si è conservato ma questo non è certo da ascrivere all'ultimo cantiere innalzato in loco. In realtà, come per quasi la totalità delle opere costruttive del passato, il sito ha subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli. L'impianto perimetrale delle mura e delle costruzioni abitative a ridosso della possente torre baronale, della quale si notano i contorni in questa foto, sono ancora identificabili (si è voluto mantenere il perimetro delle costruzioni, pur dovendo livellare le mura ormai quasi del tutto crollate) e si possono datare intorno alla metà del duecento. Sono stati sondati e riportati alla luce ben 28 ambienti abitativi ai piedi della rocca vera e propria. Osservate i particolari murari che sono stati portati alla luce, li ho cerchiati in rosso nella foto aerea (presa da google... Ancora non mi sono procurato il drone, figuratevi un aereo!)



Questo sviluppo edilizio, quasi urbano, è davvero molto interessante, soprattutto perché va a datarsi nell'epoca degli scontri con il comune di Cagli, fra il XII e il XIII secolo e mi sono fatto l'idea che ci si trovi dinnanzi a un proto-borgo. Una sorta di embrione cittadino che non si è mai sviluppato, proprio a causa delle ingerenze, infine vittoriose, della vicina città che smaniava di mettere le mani sulle fortezza sparse qua e là. In quel periodo infatti i comuni vincono la loro battaglia secolare contro le campagne: assoggettano i nobili, li blandiscono o li costringono con la forza a chinare il capo di fronte ai Boni Homines che governano dentro le turrite città. Molti si trasferiscono, alcuni tentano di resistere, ma bene o male, in tutto il territorio dell'Italia centro-settentrionale, il destino delle piccole famiglie di feudatari è segnato. Naro non fa eccezione, e mi da conferma di questa ipotesi il fatto che coesistano tuttora due entità che sono andate visibilmente scindendosi nel tempo: sopra la torre-fortezza che si è trasformata in un palazzo signorile, e di contorno a essa il borgo il quale, dopo aver conosciuto un momento di grande sviluppo e aver attratto entro le sue mura i contadini del luogo, cessa di svilupparsi e rimane così come era nel momento di massimo sviluppo. Alcuni ambienti sono stati addirittura scavati nella roccia calcarea del colle, segno della volontà di andare ben oltre la provvisorietà. 

Durante il giro del perimetro esterno ho anche provato a immaginare la funzione di alcuni degli ambienti -più un gioco che una seria ispezione archeologica che non mi sarei potuto permettere- e, aiutato dai recenti ricordi del castello di Urquhart, Scozia, ho voluto vedere in queste poche pietre una piccionaia.


Qui stavo invocando il Signore dei Piccioni, o forse mi stavano lanciando un fagotto dal castello. Non ricordo.
Qui sotto la piccionaia del castello di Urquarth. C'è una discreta somiglianza architettonica, se ci fate caso. O forse è solo che mi manca la Scozia e quindi la vedo ovunque... 

Ipotesi ricostruttiva della piccionaia di Urquhart. Pannelli semplici e funzionali, ce ne sono ovunque nei siti storici scozzesi.



La struttura principale invece, l'antica torre dei signori di Naro, si nota appena, inglobata da lavori cinque-seicenteschi atti a rendere più confortevole la vita dei proprietari, a discapito della funzione difensiva originaria, più spartana e scomoda (i gusti cambiano nel corso dei secoli, al pari delle esigenze). 




Se in qualche modo la vista dei resti del mastio sa ancora emozionare, un vero medievalista non può rimanere indifferente alla perfezione medievale del portale d'ingresso al cortile interno. L'arco ogivale dell'antico accesso alla struttura è rimasto integro, e sembra sfidare i secoli con la spavalderia di una porta che ne ha viste di tutti i colori ed è ancora in piedi. Ecco come appariva prima che venisse riportato al giusto splendore.


Bellissimo anche così, non trovate?
E qui sotto l'aspetto attuale. Quella mattina c'era un vento così forte che per richiudere il portale è stato necessario puntellarlo con una spessa trave... Non vi dico che mentre aiutavo nell'operazione, per un fugace istante, mi era sembrato di essere stato catapultato indietro di ottocento anni, durante uno dei tanti assedi che questo ingresso ha dovuto sostenere. Emozionante!


Si ci fate caso, subito dietro l'anta, si nota la trave di rinforzo di cui vi dicevo. 






La visita è poi proseguita all'interno della struttura ricettiva, oggi a disposizione per meeting, banchetti, matrimoni e qualsiasi cosa vi venga in mente si possa fare in un castello completamente ristrutturato. Anche pernottare, visto che le antiche stanze sono ora diventate delle camere da letto confortevoli. 
Salottino, in fondo, nell'altra stanza, ricca biblioteca.

Si vede benissimo che stavo valutando di tuffarmi...

Il cortile interno dell'antica torre castellana.

Il castello di Naro vi aspetta per essere visitato, una meraviglia riportata a nuovi, strabilianti splendori incastonata nelle gole delle alte Marche. Magari fate un giro presso la Gola del Furlo, e scrivetemi in privato per farvi consigliare uno dei migliori ristoranti del pianeta (dove ovviamente io e la masnada del medievalista, abbiamo banchettato alla grande!)

Ah, dimenticavo. Ma chi è la Filippa del titolo? Ve lo racconterò la prossima volta, perché merita un aggiornamento tutto per lei -e per il suo indomito spirito-. A presto