Bayeux tapestry

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giovedì 30 marzo 2017

Cinquanta sfumature d'acciaio. La spada di Pernik.

Foto di Behoram Uallas di Fortebraccio Veregrense. Rievocazione longobarda a altissimi livelli

Questa serie di articoli nasce al tavolo del mio pub preferito, The Spire a Civitanova, meglio noto come il Pabbetto. Uno dei miei luoghi "ideali" non solo perché preparano il miglior fish&chips del continente (ovviando così ai disagi post Brexit) ma anche perché si tratta di uno di quei posti dove posso andare anche da solo, certo che tanto incontrerò qualcuno che conosco con il quale passare la serata. Insomma, una versione moderna della taverna ai margini del villaggio, dove valvassini con le pezze alle ginocchia e fattori ben pasciuti sedevano allo stesso tavolaccio e si lamentavano del sire chiuso nella sua torre, in cima alla collina.

Una sera, un amico di vecchia data e rievocatore storico, si avvicina al tavolo con due pinte di rossa esclamando "Brindiamo al medievalista. Sai, dovresti fare un film, tipo: cinquanta sfumature d'acciaio!". Ho sgranato gli occhi: geniale! No, non l'idea del film, assolutamente -vi immaginate che ammattimento avere a che fare con attori che non sanno cosa sia una cuffia d'arme e però si atteggiano a novelli Orlando Furiosi?- ma il titolo. Che folgorazione! A volte capita di avere un titolo prima di un testo. E quel testo volevo proprio trovarlo, non potevo lasciarmi sfuggire un così bel gioco di parole.

La seconda folgorazione è venuta questa mattina, a mente fresca. Stavo sfogliando il catalogo di un'esposizione di reperti archeologici dell'XI secolo dopo Cristo. Fra i numerosi oggetti anche un'elsa di spada. Purtroppo il cartellino la colloca nella tipologia canonica errata. Per un attimo sono stato sul punto di scrivere al curatore della mostra per invitarlo a dare una sbirciatina a 
"The sword in the age of chivalry" di Ewart Oakeshott, ma ho evitato la polemica perché l'istante dopo mi sono tornate in mente quelle cinquanta sfumature di ignorante acciaio; ho lasciato perdere l'esposizione museale e ho pensato di scrivere di spade.

E dato che in rete si trova di tutto, o quasi, ho pensato di concentrarmi proprio sul "quasi". 

La prima spada di questa rubrica è la cosiddetta "Spada di Pernik", dal nome del luogo in cui fu ritrovata nel 1921. La lama, integra e splendidamente conservata, è databile intorno al VIII secolo dopo Cristo. Rinvenuta durante gli scavi presso la fortezza di Pernik, appartenuta -fra gli altri- al Voivoda Krakra, eroico signore feudale del Primo Impero Bulgaro.

Resistette con così tenace cocciutaggine all'aggressione bizantina che l'imperatore Basilio II (uno soprannominato lo sterminatore di bulgari -Boulgaroktonos-, tanto per dire, non certo uno abituato a trattare con i suoi nemici) lo nominerà patrikios, pur di legare a sé una così carismatica figura.



La particolarità di quest'arma è l'inscrizione sulla lama. Una serie di lettere apparentemente prive di senso. 

+IHININIHVILPIDHINIHVILPN+

Era prassi incidere lungo la scanalatura centrale nomi di costruttori (ne parleremo meglio nei prossimi aggiornamenti, di questo), preghiere, invocazioni, patronimici ecc. ecc. Quella qui sopra però è stata a lungo un enigma senza apparente soluzione finché nel 2005 un team di filologici dell'università di Sofia, Bulgaria, guidato dalla Dott.ssa Emilia Dentschewa ha proposto la seguente interpretazione. Utilizzando un sistema di scomposizione in singoli lemmi, coerenti, in lingua Alto Tedesco Antico, si è ottenuto un pool di parole di senso compiuto. Separandole l'una dall'altra si è arrivati a questa forma 

IH / INI / NI / hVIL / PIDH / INI / hVIL / PN
Io / dal profondo / non / il tempo / aspettare - dal profondo / il tempo / sono

Volendo tradurre in maniera più libera, questo è il senso dell'incisione.

Io (dal profondo) non aspetto il tempo, io (dal profondo) sono il tempo

Il rafforzativo "dal profondo", due volte ripetuto, trova difficile collocazione nella forma di traduzione attuale. Essendo un mantra guerriero la parola INI doveva servire a infondere ancora di più il concetto di eternità espresso dalla lama, evocando qualcosa di viscerale. D'altronde, essa appartiene a un uomo che non siede a aspettare gli eventi, ma che fa sì che essi accadano. Egli non appartiene allo scorrere del tempo, lo domina.
La spada, conservata oggi presso il museo archeologico di Sofia, Bulgaria
Ora viene la parte più misteriosa, e quindi anche la più affascinante: l'Alto Tedesco Antico è una delle lingue che si presume parlassero i Longobardi, e dato che nel VIII secolo dopo Cristo essi erano saldamente stanziati in Italia, pensate che viaggio deve aver compiuto quest'arma... Sarà stata parte di un bottino di guerra? Di una dote matrimoniale? Oppure apparteneva a un guerriero che vendeva la sua abilità al miglior offerente, impegnato per contratto nell'area balcanica dove poi l'arma rimase? Interrogativi di difficile soluzione, purtroppo, ma capaci di emozionare.  
Behoram Uallas dell'associazione Fortebraccio Veregrense
Ho terminato l'articolo seduto al solito tavolo di legno del solito pub, credo che festeggerò con un sorso di Irish Mist. Sto pensando che nei prossimi articoli alzerò la posta, voglio abbinare alla spada che descriverò un personaggio noto. Magari parlerò di Arduino d'Ivrea, vedremo. Sta entrando qualcuno che conosco, un appassionato di cavalli. Lo saluto e lo invito a sedere, chissà che non porti anche lui un’ispirazione di quelle irresistibili?