Bayeux tapestry

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mercoledì 1 marzo 2017

In battaglia. Battaglia campale o guerra di logoramento?


"Nonostante quello che l'immaginario comune può portarci a credere, nel medioevo i grandi scontri campali erano avvenimenti molto rari."  
                                                                         (Quasi tutti, introducendo la guerra nel medioevo)

Bene, adesso faccio parte anche io del club esclusivo di studiosi dell'epoca medievale che utilizzano questa frase come un mantra, ripetendola in ogni introduzione. Faccio mea culpa e cerco di riscattarmi. Vediamo se riesco a recuperare la faciloneria aggiungendo qualche dettaglio.


Hastings, una delle battaglie più famose dell'epoca. L'Italia-Germania 4 a 3 dell'epoca

Dunque: sì, in effetti gli scontri furono rari se paragonati a... Ecco. A cosa? All'epoca romana? Non è che i legionari affrontassero una battaglia campale al giorno. E se spostiamo l'attenzione più avanti nei secoli gli scontri memorabili sono comunque intervallati da manovre, assedi, momenti di stasi. Fino al sopravvento dei teorici del "tutto e subito", ossia a partire da Federico il Grande, l'idea di andare proprio a cercare il grosso delle forze nemiche non era il consiglio principale nella "guida dello stratega militare dell'ultima ora", perché una simile strategia richiedeva una forza economica enorme, un apparato burocratico efficiente e un esercito professionale.



Tutte le guerre della storia dell'uomo sono caratterizzate dal loro elevato costo. La guerra ha un prezzo, e solo vincendo se ne è in parte ripagati. Se questo è comunque valido per ogni epoca, nel medioevo l'assenza di un sistema statale efficiente rendeva ogni campagna militare una questione fragilissima, rischiosissima. Per questo la tendenza era quella di cercare di trarre sin da subito quanto più profitto possibile e al contempo limitare le spese.


Dalle espressioni direi che il bottino è stato abbastanza magro... 
Saccheggiare il territorio, catturare una città per depredarla o una fortificazione e installarvi una guarnigione minima in grado però di controllare il territorio -la famosa teoria della riduzione del personale a seguito di accentramento del lavoro, insomma- erano il principale motore strategico di ogni iniziativa bellica. Di conseguenza una buona strategia difensiva era quella di trincerarsi da qualche parte e attendere che le forze nemiche si sfaldassero da sole. Capita spesso, nei saggi sull'argomento, di veder liquidata la faccenda con la frettolosa spiegazione che si evitavano gli scontri campali perché troppo rischiosi (e lo scrivono in tanti. Il prof B, il saggista e scrittore F, perfino giganti del calibro di D e LeG). Giusto, ma a mio avviso bisogna valutare anche questi altri aspetti. Le battaglie campali erano rischiose anche per Napoleone, non pensate. Solo che se siete dei piccoli feudatari che ogni giorno dall'avvio della spedizione militare rischiano di svegliarsi e trovare l'accampamento vuoto perché i "sodali", visto che non si cava un ragno da un buco, se ne sono andati è chiaro che non avrete molto tempo da perdere per cercare la manovra perfetta come il Bonaparte a Austerlitz. Dovete massimizzare il tutto. Il metodo migliore erano azioni veloci e remunerative: invece di assaltare la torre di messere Gaudulfo, e tirare per i capelli lui e quei pulciosi dei suoi sgherri, era meglio occuparsi subito del suo allevamento di cavalli giù a valle.


Se vuole, esce e prova a fermare gli aggressori, altrimenti tanti saluti; il danno arrecato sarà sufficiente a dichiarare questa una vittoria e i sodali non se ne andranno alla chetichella, ma al contrario innalzeranno i boccali alla riuscita del tutto. Anzi, c'è una buona possibilità che qualcuno canti perfino le eroiche gesta, trasformando quei contadini quasi disarmati nell'esercito dei Filistei al gran completo e la scaramuccia per disperderli nella battaglia alle porte di Gerico.

I cronisti, pur mostrandoci un quadro fosco di guerra pressoché continua, tendono a concentrare i maggiori dettagli sulle battaglie decisive: quelle dei re e degli imperatori, creando magari la falsa percezione che quanto ho affermato sopra fosse valido solo per i lord minori. Invece anche le loro guerre erano precedute da sistematiche azioni di distruzione e saccheggio, volte non tanto a scatenare lo scontro decisivo ma a alimentare la guerra stessa e a guadagnare prestigio risparmiando le proprie forze -finché possibile e compatibile con gli scopi per i quali si è dato inizio al conflitto-. Un esempio su tutti la Guerra dei Cent'anni: le tre battaglie iconiche (Crecy, Poitiers e Agincourt) sono scaturite dall'intercettazione francese dei contingenti inglesi intenti a devastare il territorio o a compiere gesti dimostrativi (Enrico V e la sua "passeggiata" da Harfleur a Calais.). Questo mi collega con l'altro argomento che mi premeva affrontare. Come si giungeva alla fatidica pugna? Lo scontro campale era il frutto delle manovre dei rispettivi schieramenti. Uno dei contendenti cercava di contenere, l'altro di proseguire l'offensiva. Per contenere si utilizzavano le fortezze e i castelli, e si manovravano le forze nel tentativo di bloccare i passaggi più stretti o per costringere i nemici a addentrarsi in terreni difficoltosi. Alessio I Comneno, difendendosi da Boemondo di Taranto nel 1107-08, non attaccò mai battaglia ma si inventò una specie di assedio mobile, con le sue truppe in continuo spostamento lungo i limiti dell'accampamento normanno ai piedi di Durazzo (fatidica Dyrrhachium, direi!); sopraggiunta anche la peste la resa per Boemondo fu inevitabile. Le campagne militari erano quindi caratterizzate dal movimento per scopi tattici, più che strategici (quelli sarebbero venuti in seguito: devastare un territorio portava vantaggi sul lungo termine oltre che nell'immediato), e normalmente le battaglie campali avvenivano quando, bloccate altre vie, non restava che quell'unica soluzione. E questo era valido sia per chi aveva preso l'iniziativa, che per chi si difendeva nel proprio territorio. Oppure poteva anche capitare che le azioni di apertura fossero intraprese da piccole unità di esploratori.   



Incontri casuali che generavano piccole scaramucce. Poteva accadere che l'intero asse dell'azione si spostasse verso un luogo non contemplato inizialmente nei piani di battaglia, proprio a seguito di questi piccoli scontri casuali. Accadde così per la battaglia del Lago Peipus, nel 1242, avvenuta a seguito dello scontro marginale vinto dai Teutonici nei pressi di Dorpat (odierna Tartu): convinti di poter ottenere un successo maggiore finirono nella trappola "ghiacciata" preparata da Nevskij
Ancora più spesso erano le necessità strategiche -liberare una città stretta d'assedio, forzare il passaggio verso un luogo sicuro nel quale attestare le truppe- a decretare il luogo di uno scontro. Pensate alla battaglia di Stirling Bridge, visto che l'altra volta parlavamo di William Wallace, causata dalla necessità inglese di portare soccorso alla fedele Dundee, unica a resistere alle lusinghe di una sollevazione di popolo guidata da Wallace e Moray; o a quella di Arsuf nel 1191 quando Riccardo Cuordileone, spostandosi in assetto di guerra da Acri verso Giaffa fu costretto a fermare l'esercito e fare schiera contro le truppe del Saladino che tentava di sbarrargli la strada. Attese che le forze nemiche perdessero di efficacia e caricò con la ferocia che lo aveva sempre contraddistinto, ottenendo l'unica vittoria cristiana contro il geniale sultano d'Egitto e di Siria.