Bayeux tapestry

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mercoledì 26 aprile 2017

Il Saxi Latronis, da covo di "marrani" a monastero benedettino.

Fin da bambino sono sempre stato affascinato dalla misteriosa parete di mattoni incastonata sul fianco di una montagna delle mie zone. Ricordo che la, vidi per la prima volta a sette, forse otto, anni dal finestrino dell'auto ritornando da un'occasionale gita di famiglia sugli Appennini marchigiani. 
La costruzione si trova sul versante nord-occidentale del Monte Fiungo, ed è visibile dalla statale, la 77, che taglia in due la valle sottostante. Ogni volta che ho percorso quella via mi sono domandato chi diavolo avesse avuto l'idea di costruirsi una casa proprio lassù! Alle mie domande non c'era mai risposta: nessuno aveva notizie, qualcuno non ci aveva mai nemmeno fatto caso, salvo poi condividere lo stesso mio stupore.

Passò un sacco di tempo prima che riuscissi a scoprire, del tutto casualmente, che quelli sono i resti di un'abazia benedettina, e che il nome del luogo è ancora più affascinante -se possibile-  della sua collocazione: Saxi Latronis. La curiosità divenne ossessione. Cercai pubblicazioni in riviste specializzate, notizie in archivi ammuffiti, immagini satellitari. Tutto pur di sondare i misteri di quel luogo. Da ultimo, come avete visto nel video di ieri, sono partito alla sua ricerca.
Non avevo informazioni precise sul percorso da seguire. Sapevo dove poter parcheggiare e da dove iniziare l'esplorazione ma poi tutto stava alla fortuna, al sesto senso e all'orientamento con la carta. In pratica abbiamo scalato il Monte Fiungo, siamo passati due volte lungo gli stessi sentieri e abbiamo impiegato sei ore a trovarlo, questo benedetto (o benedettino!) Saxi. In realtà, conoscendo il giusto percorso, la salita fino all'eremo non richiede più di un paio di ore, anche meno. A sapercelo...  Nella cartina qui sotto trovate in ROSSO il percorso vero, in BLU quello che abbiamo effettuato noi alla ricerca del giusto sentiero. Nel cerchio rosso il sito Saxi Latronis, nel cerchio blu la centrale idroelettrica del video di ieri.
Pur avendo macinato chilometri montani aggiuntivi devo dire che ne è valsa la pena, però. Panorama e clima assolutamente stupendi. Inoltre poter ritornare a passeggiare sulle mie montagne dopo il terremoto è stato davvero rigenerante.
La storia dell'abazia inizia, a livello documentale, nel giugno del 1153 ma appare chiaro che il luogo fosse abitato dai monaci benedettini da molto prima. Il documento infatti è un atto notarile con il quale Papa Eugenio III (che morirà il mese successivo) concede diritti e usufrutti all'abate Azzo e ai suoi successori, membri del coenobii S. Benedicti de Saxo Laterone Clusinae (così nel testo). L'ultimo documento certo è invece databile intorno alla fine del '200. Dopo di che risultano solo accenni al nome del luogo, simbolicamente unito ai vari titoli dei Vescovi di Camerino

Prima di mostrarvi una serie di foto dell'esplorazione di ieri veniamo brevemente al nome. L'esatta dicitura del sito, in epoca benedettina, è Sancti Benedicti de crypta Saxi Latronis. Saxi, letteralmente "del sasso", fa riferimento alla conformazione rocciosa che affiora dalla fitta vegetazione. Infatti, da lontano, sembra proprio che un "sasso" -di immane dimensioni- sia stato scagliato contro il versante verdissimo della montagna. Latronis anch'esso genitivo singolare, in questo caso di Latro, è ancora più interessante e ci proietta in piena epoca carolingia, Dai capitolari palatini dell'impero carolingio si evince un fenomeno particolare di banditismo, quello dei Latrones. In quel periodo moltissimi contadini erano uomini liberi e sottoposti a obblighi militari su richiesta dei grandi feudatari e dell'imperatore. Essi erano armati, provvisti di equipaggiamento e di conoscenze prettamente belliche oltre che agricole. Non era anomalo che alcuni di loro perdessero le proprietà, per i motivi più vari (debiti, crimini, bandi), ma non la libertà personale. Trovandosi così a dover cercare di sopravvivere giorno per giorno privati dei canonici mezzi di sostentamento "legali". Abili con le armi, formarono quasi naturalmente delle bande, itineranti o stabili, sul modello delle masnade guerriere soggette alla chiamata del banno. Così organizzati sopravvivevano taglieggiando i viandanti, derubando i contadini e offrendosi, lontano dalle terre di origine, come sicari e mercenari. Pur non avendone prova documentale, mi sembra evidente che il nome -"del sasso (del) ladrone"- del sito sia connesso al capo di una di queste bande, installatasi lassù e in grado, così, di controllare la via sottostante, all'epoca arteria di comunicazione di notevole importanza quanto oggi. 
Smottamenti vari, non da ultimo il terremoto recente, hanno reso il sentiero impervio nonostante alcuni corrimano di fortuna costruiti fra gli alberi.

A poche centinaia di metri dai resti dell'abazia si trova, lungo il sentiero, questa petraia. Credo che sia un'area creatasi durante gli scavi per procurare le pietre poi impiegate nella costruzione del sito. 
Questo sperone di roccia segna il punto di ingresso per i ruderi. Come potete notare da qui si domina tutta la valle e le strade, antiche e moderne, che la attraversano. 
Subito dopo lo stretto sentiero di accesso i cartelli segnalanti pericoli e divieti mi impediscono di proseguire. Fate attenzione se doveste avventurarvi sopra. Io non mi sono spinto oltre.
A sinistra della costruzione principale vi era un tempo il portale. Oggi crollato. Si notano i resti in mattoni del punto di congiunzione fra l'arco d'accesso e il torrione.
L'ingresso principale era ancora visibile una quindicina di anni fa, come testimonia questa foto di repertorio trovata in un vecchio sito della Regione Marche. Il torrione non ha subito grandi mutamenti ma l'arco alla sua base non esiste piu.
Foto di repertorio.

Questa è la facciata visibile dalla strada, la vegetazione ha invaso l'interno. Doveva trattarsi della costruzione principale. 
Particolare della struttura principale. Resti di travi a sostegno della pavimentazione del piano superiore.
L'emozione di essere finalmente giunto in un luogo che per quasi trent'anni mi aveva affascinato è stata enorme, amplificata dall'aver compiuto "l'impresa" con la mia dolce metà. Lo spettacolo del panorama, poi, ha sublimato il tutto. Ottimo 25 aprile, in perfetto stile medievale.

Medievalista operativo e tattico. 
Fatta eccezione per la foto di repertorio, tutto il restante materiale viene dalla macchina fotografica del medievalista!