Bayeux tapestry

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mercoledì 5 aprile 2017

In battaglia. Quarta parte. Poitiers 1356. La reazione francese.


Immagine di repertorio. Assedio di Aubenton da parte di John di Hainaut


Maledette le mura di Tours!

L'attacco condotto da Bartholomew de Burghersh, che tanta perizia ha dimostrato fino a questo momento, è fallito. Non poteva andare diversamente, a pensarci bene. Tours è una città grande, le sue fortificazioni ben munite, e dato che si estende su entrambe le rive della Loira è impossibile stringerla d'assedio completamente. Rinforzi e cibo entrano dalle porte a nord, mentre gli inglesi tentano da sud-est di forzare manu militare le difese. Tutto inutile. Il piano era di catturare la città e attendere l'arrivo dei rinforzi di Lancaster, in movimento rapido verso le forze di Edoardo il Principe Nero, ma sembra che occorrerà fare il contrario. All'arrivo del duca di Lancaster, attaccando dalle due sponde del fiume, la città cadrà. A quel punto il vantaggio sull'esercito del re di Francia, Giovanni II, sarà enorme.

Edoardo decide di aspettare. Per tre giorni si resta tutti in attesa, ma a giungere sono notizie che non ci volevano. I francesi, molto prima del previsto, sono giunti in vista della Loira nei pressi di Amboise, a est di Tours. Il re ha diviso le sue forze in due tronconi, e alla testa della cavalleria si è gettato in avanti distanziando il grosso dell'esercito e con questo espediente ha recuperato due giorni buoni. Adesso metà delle forze nemiche sono alle spalle degli inglesi, l'altra metà, guidata dal Delfino Carlo, sta marciando verso Tours. Lancaster ancora non si vede.
Certo che un paio di centinaia di arcieri in più farebbero comodo. Dove sarà finito, Lancaster?

Insomma, all'improvviso tutte le notizie che si riescono a ottenere dai numerosi esploratori inviati a destra e a manca sono negative. Edoardo deve rivedere la sua strategia, qualunque piano avesse avuto in mente è fallito. Un ultimo colpo di sfortuna lo subisce – in maniera magistrale, occorre dirlo – quando decide di provare a dare alle fiamme Tours con le sue macchine d'assedio. L'idea è quella di bloccare la marcia del Delfino, almeno per qualche giorno. Solo che un torrenziale acquazzone rende impossibile realizzare il progetto.

E maledetta pure la pioggia, allora!

Niente, tutto da rifare per Edoardo. La mattina del giorno 11 settembre 1356 impartisce l'ordine di smontare l'accampamento. Si parte in direzione sud, per evitare l'accerchiamento ormai imminente, e per cercare di trovare un nuovo punto di incontro con Lancaster (narra la leggenda che da quelle parti sia ancora possibile udire la voce di Edoardo che esclama: “Ma dove xxxxx è finito?”).

Giovanni II e il Delfino, salvata Tours ma vanificata la speranza di prendere i nemici fra due fuochi, si ricongiungono verso Loche. Edoardo intanto invia un grosso nucleo di esploratori verso ovest, alla ricerca di Lancaster. Il 13 settembre Edoardo è nei pressi di La Haye -oggi Descartes- ma riparte subito. A un giorno di distanza l'intera armata che gli sta dando la caccia converge verso di lui e il 14 i francesi trovano i resti del bivacco nemico proprio a La Haye.  
Fantastica ricostruzione modellistica di PaulsBolds. Nella scena siamo circa 100 anni prima di Poitiers ma quel che vorrei rendere è l'idea di un'armata in marcia. Molto bello!

Edoardo si muove in fretta verso Chatellerault, dove si attesta sperando ancora nell'arrivo dei rinforzi che invece non sono neanche lungo la via. 
In realtà Lancaster è stato fermato a Ponts-de-Cé e non riuscirà mai a congiungersi con Edoardo, questo però al momento nessuno poteva saperlo, nel contingente inglese. Giovanni II non lo insegue lungo la direttrice più breve, piuttosto segue il corso del fiume Creuse e si porta molto più a sud di Edoardo.

Notate la finezza strategica! Giovanni vuole una vittoria schiacciante, assoluta. Attaccando Edoardo a Chatellerualt da nord-est gli lascerebbe libero il lato sud-ovest, cioè in direzione delle terre fedeli alla corona d'Inghilterra verso le quali ripiegare senza dare battaglia. Per questo si muove a meridione, fino a Chauvigny, dove con facilità attraversa il fiume. Edoardo non ha più scelta, stavolta lo stanno per tagliare fuori davvero, pertanto prende l'unica decisione plausibile: spostarsi verso Chauvigny e ingaggiare battaglia. Giovanni però ha lasciato quel luogo e invece di muoversi verso nord, contro gli inglesi, si è spostato verso ovest, direzione Poitiers. Perché?
In rosso gli inglesi, in blu i francesi. Che fantasia, eh? Ho usato una carta stradale moderna, caso mai qualcuno volesse ripercorrere le strade di questa storia... 

Per due validi motivi, a mio avviso. Il primo è che un ulteriore contingente francese, senza il timore dell'arrivo del Lancaster, si è mosso per congiungersi con il re, e il luogo di incontro è proprio Poitiers. E i rinforzi non sono mai troppi. Il secondo è che spostarsi verso quel piccolo paesino gli avrebbe dato il controllo totale della strada verso Bordeaux. Edoardo infatti sta utilizzando la copertura dei fitti boschi per spostarsi, e le notizie sulla sua posizione sono poco precise; piuttosto che vedersi sgusciare via la preda fra le dita arrischiandosi in un'intercettazione azzardata, Giovanni preferisce chiudere all'avversario tutte le vie di fuga.

Ancora una volta è una schermaglia a rompere l'isolamento fra le due forze. De Grailly, il Captal de Buch al comando del contingente guascone nell'avanguardia, intercetta la retroguardia francese lungo la strada che da Savigny-Lescault porta a Poitiers. Lo scontro volge in sfavore dell'avanguardia ma piuttosto che fuggire in maniera disordinata i guasconi ripiegano con metodo verso il proprio accampamento. L'esercito inglese stava riposando quando, fra schiamazzi e cozzare di armi, compaiono i guasconi e i loro inseguitori. Ne consegue una piccola battaglia con perdite alte per entrambi gli schieramenti. Edoardo redarguisce i guasconi, ma cosa poteva fare? Erano “guasconi” già allora, irrefrenabili e arditi. Spensierati, irresponsabili ma anche maledettamente determinati e coraggiosi. Numerosi prigionieri vengono presi: Raul de Coucy, il Visconte di Breuse e il conte di Chauvigny il quale, secondo Froissart, rivela la posizione del resto dell'armata francese. Gli inglesi si ritirano nella foresta, e possiamo solo immaginare quanti disagi devono aver sopportato, e che angosce profonde possano aver turbato gli animi dei soldati, costretti nel cuore delle ancestrali dimore di fate e demoni terribili. Viene dato l'ordine di non disperdersi, di non oltrepassare – pena la morte – gli stendardi dei comandanti di battaglia.
"Come sempre: voi caricate, noi vi facciamo a pezzi." Anonimo inglese del XIV secolo

All'alba del 18 settembre gli inglesi attraversano il corso d'acqua di Moisson, nei pressi del villaggio di Nouaillé (famoso per l'omonima abbazia, allegramente saccheggiata in cerca di cibo, quella mattina). Una collina si staglia, solitaria, sul lato ovest della macchia boschiva a nord del villaggio, le forze inglesi ivi si attestano sin dal primo mattino.
                         
I francesi sono accampati a mezzo chilometro di distanza, e per quanto possa risultare incredibile, non si aspettavano di incontrare gli inglesi in quel momento, né in quel luogo. Con un solo colpo l'intera strategia, fino a quel momento vincente, di Giovanni II è andata a farsi benedire, garantendo al nemico la possibilità di controllare un terreno più elevato, ma non solo: dando pure tempo agli Inglesi di scavare un profondo fossato sul lato destro dello schieramento, dal bosco fino al piccolo insediamento di La Cardinerie –. Gli Inglesi sono a corto di rifornimenti, ma i francesi non lo sospettano.

Giovanni II dispiega la sua intera forza e il Captal de Buch ritorna al padiglione di Edoardo, informandolo che 87 stendardi sono stati contati. Ottantasette grandi nobili si stringono intorno al loro re per schiacciare i suoi nemici. Al centro, vicino agli stendardi regali, l'Orifiamma sventola gagliarda e assetata di sangue. La stringe in mano Geoffroi de Charny.
La più antica riproduzione dell'Orifiamma di Saint Denis. Si trova in una vetrata della cattedrale di Chartres

Durante la giornata del 18, oltre a continuare a trincerarsi, gli Inglesi accettano di incontrare una delegazione francese per provare a raggiungere un accordo di pace. Fa da mediatore il cardinale di Perigord, inviato dal papa con celerità da Avignone –all'epoca sede papale– per evitare il massacro. Edoardo dichiara che è disposto a restituire i prigionieri e i castelli catturati, e promette inoltre una tregua di almeno sette anni. Sembra proprio che il Principe Nero non voglia combattere, probabilmente teme che lo stallo duri più delle sue esigue scorte di cibo e pertanto cerca di smuovere la situazione. Di contro chiede in sposa (questo secondo il cronista italiano Matteo Villani) la figlia del re, pretendendo come dote l'intera contea di Enghien. Un po' troppo, per uno che voleva mostrare disponibilità a cedere il campo... Giovanni, all'idea di maritare la figlia con il Principe di Galles ovviamente oppone un rifiuto e invita il principe e 100 suoi cavalieri ad arrendersi a lui, mentre promette che tutto il resto dell'armata potrà andarsene libero, opportunamente scaglionata (altrimenti da soldati a fuorilegge il passaggio sarebbe stato brevissimo). La trattativa va avanti senza alcuna possibilità di trovare una soluzione. Addirittura alcuni cavalieri al seguito del Cardinale abbandonano il chierico e si dirigono verso l'accampamento francese, desiderosi di prendere parte allo scontro ormai imminente. È in questo momento che si svolge, stando a Froissart, il battibecco fra Chandos e Clermont che vi ho raccontato nella pagina Facebook.

Ritornato al campo Edoardo arringa arcieri e uomini d'arme. È tardi, ormai, per combattere, ma nessuno ha dubbi su cosa avverrà l'indomani, il 19, all'alba. Chi può prega, chi riesce dorme, mentre piccoli scontri si protraggono per tutta la notte. Mossi dalla fame piccoli gruppi di anglo-guasconi si avventurano nei dintorni, prontamente intercettati dagli schermidori francesi che girano come lupi intorno all'accampamento avversario. Le due armate passano la notte in formazione da battaglia, non resta che attendere l'alba per scoprire come finirà.



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