Bayeux tapestry

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mercoledì 26 luglio 2017

Cuore di Leonessa. Margery Kempe la Viaggiatrice.


La vicenda che sto per raccontarvi ci è giunta per intero grazie alla volontà della sua protagonista di tramandarla ai posteri; per farlo essa raccolse le sue memorie nel volume oggi noto come Libro di Margery Kempe. Doveva, e in effetti a piena ragione, essersi resa conto anche lei di quanto incredibile fosse stata la sua esistenza; inoltre c'erano molte cose che voleva che fossero conosciute dal suo punto di vista. Non sapendo scrivere si fece aiutare da due uomini i quali, succedendosi l'uno all'altro, le permisero di mettere su testo la sua voce. Il primo sembra fosse stato uno dei suoi figli, il secondo il suo confessore personale.
Margery Kempe da MS Royal 15 d 1
Margery nasce in Inghilterra, a King's Lynn (solo io ho pensato che sembra una città di Westeros, nel leggere questo nome?) intorno al 1375. La prima data certa della sua vita è quella del matrimonio con tale John Bell, nel 1393.
King's Lynn
In venti anni di vita coniugale partorì ben quattordici figli ma fu con il primogenito che qualcosa in lei cambiò. Il travagliò, difficile le fece rischiare la vita. Una profonda crisi psicologica si aggiunse alle ferite del corpo, quando il peggio sembrava passato. Possiamo presumere che fosse stata colta da una qualche forma di depressione post-partum stando alle parole da lei stessa utilizzate. In un momento di grande sconforto lei ebbe una visione che le cambiò la vita: Gesù Cristo, seduto ai piedi del letto nel quale giaceva da settimane, era giunto per confortarla e spronarla a reagire. Margery parla di rinascita e da questo momento si riferisce a lei come"creatura", un essere dallo spirito rinnovato nella fede e mosso ora da un'irrefrenabile forza. Riprende il controllo della propria vita e la pone nelle mani del Signore, compiendo un percorso di rigore morale e devozione che la porterà, compiuti i doveri coniugali (e dopo altri tredici parti direi che nessuno poteva certo lamentarsi della sua fecondità) a chiedere al marito di rinunciare alla carne e vivere, insieme, in una matura castità. L'uomo fece qualche resistenza ma poi accettò con queste parole "Bene, dunque, sarò ancora unito con te."

Ma, contrariamente agli epiloghi classici per quell'epoca, non vi era per lei un destino di clausura in qualche convento femminile, a volte unica strada per le donne per fuggire a una vita di sottomissione alla società e al marito. Lei parlò quasi da pari con il suo compagno di vita e non volle prendere misure drastiche. Margery non era alla ricerca dell'ascesi, né voleva rinunciare al mondo. Appare invece evidente la sua voglia di vivere una libertà nuova, più concreta, rafforzata dalla consapevolezza di essere nel giusto. Era stato Gesù a dirglielo, no? In quest'ottica, nel 1413, annunciò che sarebbe partita per visitare i luoghi simbolo della Cristianità. Non partì sola, ma nemmeno in compagnia di persone della famiglia come ci si sarebbe dovuti attendere. Si unì invece a una di quelle congreghe di viaggiatori che si formavano in vista di una partenza per aiutarsi vicendevolmente lungo l'itinerario e che poi si scioglievano così come si erano formate all'arrivo a destinazione. Dei gruppi organizzati e guidati da gente che conosceva gli itinerari più consoni. Qualcosa di molto simile alla compaignye  dei Racconti di Canterbury di Geoffry Chaucer

Sembra che non fu facile per gli altri viaggiatori, all'inizio, avere a che fare con lei. Probabilmente era al contempo spaventata dal suo gesto e eccitata per aver trovato il coraggio di compierlo. Straparlava, invocava continuamente il Signore, veniva colta da crisi di pianto al limite dell'isteria che mutavano poi in plateali gesti di mistica devozione. A Canterbury le cronaca dell'Ospedale di San Tommaso accennano a lei e al fatto che la compagnia di pellegrini la allontanò per le sue intemperanze. La ripresero con loro più tardi, a quanto pare, visto che nella sua autobiografia Margery parla della stessa compagnia confrontandone l'ostilità con altre persone conosciute successivamente in Italia.

Margery arrivò così a Venezia, da dove si imbarcò per la Terra Santa. Raggiunse Gerusalemme, poi al ritorno fece scalo da qualche parte nel medio Adriatico (Ancona?) per viaggiare fino ad Assisi e venerare San Francesco, un santo che lei sentiva molto vicino per il suo predicare povertà e umiltà. Giunse a Roma nell'estate del 1414 e ripartì la primavera successiva. Raggiunse Norwich e entrò in contatto con Giuliana, una donna che conduceva una vita in completa ascesi dopo aver avuto un'esistenza normale fino ai trent'anni. Le due trovarono molto simili le proprie storie e divennero confidenti.
Giuliana di Norwich. Il suo nome potrebbe derivare dalla collocazione della sua cella a ridosso della Chiesa di San Giuliano.  
Infine Margery tornò a casa. Non poteva certo aspettarsi un caldo benvenuto. Vi fu un'inchiesta: qualche maligno ricorda che le prostitute, le mammane, le eretiche e le pazze viaggiavano sole, senza marito o altri parenti maschi. Lei si difese, non sappiamo con quali parole, né quanto durò il processo, ma ne uscì indenne. Rafforzata nella convinzione delle proprie scelte dall'aver avuto ragione di ogni oppositore. 

Ripartì nel 1433, il 2 aprile, all'età di circa sessanta anni. Le sue mete furono le città della Lega Anseatica, poi Aquisgrana. Raggiunse la Polonia e rientrò sana e salva a casa, dove si dedicò anima e corpo nel dettare le esperienze vissute per il suo libro.

Le ultime notizie sull'indomita donna sono purtroppo incerte. L'ipotesi più affascinante è della dott.ssa Felicity Riddy, la quale associa l'ammissione di una certa Margueria Kempe nella Congrega della Trinità di King's Lynn con l'uscita dal "mondo" della nostra Margery. Nulla conferma questa ricostruzione, e l'omonimia nel medioevo era faccenda tutt'altro che rara, però un'ulteriore prova si aggiunge a supporto della ricostruzione della Riddy. Il libro della nostra Kempe fu ultimato nel 1438, lo stesso anno in cui Margueria venne accettata nella sacra congregazione.