Bayeux tapestry

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giovedì 3 agosto 2017

Donne guerriere vol 1


Nel medioevo le donne erano tutte frustrate (e spesso proprio frustate), soggette al controllo dei maschi della famiglia. Tutte!

Era davvero così? No, non esattamente. La storia non è fatta di estremi, le vicende e le vite degli uomini del passato non sono state nere o bianche e, anzi, ritengo più corretto parlare dei singoli casi ogni volta che se ne ha l'opportunità cercando di non generalizzare. Per esempio vi sono notevoli eccezioni alle parole di cui sopra; talmente tante che qualcuna, non me ne vogliate, rimarrà di sicuro esclusa nel corso di questi giorni dedicati alla figura della donna nel medioevo. Mi farò perdonare tornando in seguito sull'argomento.



Æthelflæd, Signora del regno di Mercia (uno dei numerosi regni anglosassoni nei quali era divisa l'Inghilterra fra il VI e il XI secolo). Visse nei turbolenti anni delle invasioni nordiche delle isole britanniche, alla fine del nono secolo. Figlia maggiore di Alfredo il Grande alla sua morte fu vittima di un "complotto del silenzio" ordito dal fratello Edoardo detto il Vecchio per invidia e convenienza politica. Pensate che mentre nelle cronache anglosassoni si accenna a lei solo "come sorella di Edoardo" le cronache del Ulster parlano di "famosissima regina Saxonum" e allo stesso modo le fonti gallesi. Anche i successivi cronisti normanni parlano di lei in toni grandiosi. John di Worcester dice che fu "La luce dei suoi sudditi, il terrore dei suoi nemici, una donna di grandissima anima."

Æthelflæd nacque intorno al 870 d.C.
A 15 anni, mentre si recava verso le terre del futuro sposo, il conte di Mercia Æthelred, il suo corteo venne attaccato da una nutrita banda di nemici (presumibilmente di stirpe norrena). Lei organizzò la difesa dei sopravvissuti e riuscì a mettere in fuga gli attaccanti. Alla morte del marito, nel 911, assunse la guida del suo popolo di adozione e come governante della Mercia organizzò i suoi sudditi di stirpe sassone contro gli invasori danesi, ormai affacciatisi sulla scena politica inglese con tutta la loro potenzialità dopo i primi anni di sporadiche incursioni. Ricostruì fortezze, preparò spedizioni militari e, sembra -ma qui la leggenda si mescola alla realtà storica- che durante la Battaglia di Corbridge (vi sono due date contese: 914 e 918 d.C.) abbia guidato lei stessa uno dei contingenti al servizio del re degli Scoti Causantin MacAeda contro il sovrano della Northumbria norrena e dell'isola di Man, Rögnvaldr. Alla sua morte, nel 918, per un breve periodo fu la figlia Ælfwynn a prendere il potere ma senza il polso della madre -e l'amore incondizionato del suo popolo- lo zio Edoardo la depose senza molti riguardi l'anno successivo, chiudendo di fatto il minuscolo ma glorioso capitolo delle "Signore di Mercia".




Freydís Eiríksdóttir, figlia di Erik il Rosso (le mele non cadono mai troppo lontano dall'albero, direi).Sappiamo di lei solo grazie alle due saghe del Vinland. I resoconti però sono molto differenti.
Nella Saga di Erik viene descritte come una donna combattiva. Rimasta isolata durante un attacco degli Skraeling (La parola descrive genericamente gli abitanti della Groenlandia e dell'America del Nord, il suo significato è "barbari". In questo caso si ipotizza fossero i Dorset, antenati degli Inuit) si scoprì il seno e iniziò a battersi il petto con il piatto di una spada, terrorizzando i nemici.
Nella Saga dei Groenlandesi invece partì con altri due soci per una scorribanda nel Vinland. Avevano stabilito di portare un numero pari di uomini ma lei ne assunse molti di più degli altri due armatori e li tradì una volta giunti nel Vinland. In questa narrazione Freydís è spregiudicata come un qualsiasi capo vichingo tradizionalmente uomo. Ritornata in patria il suo misfatto venne scoperto ma non vi fu una punizione per lei.
Qualunque sia la verità, posto che entrambe le storie possono essere comunque fasulle in parte o completamente, Freydís incarna un'idea di donna fuori dal comune a tal punto da aver meritato menzione in due narrazioni differenti.




«C'è...da stupirsi del rapporto fra me e te: io sono come una donna senza figli, ristretta su un colle di terra, priva di qualsiasi soccorso, mentre tu sei re d'un territorio che ci vuole mezzo mese a percorrere, hai eserciti di cui è piena la terra, tesori, denari, fidi consiglieri. Questo tuo soffermarti ad assediarmi ti ha preso e distratto dai tuoi più alti affari politici. Io ti ho arrecato maggiori danni di quanti tu ne hai arrecato a me, ti ho inflitto perdite maggiori di quante tu a me...Ora non dispero di averti un giorno nelle mie mani, sinché mi resta fiato in corpo. Ti combatterò e ti tenderò insidie sino alla consumazione di ogni provvista in questa rocca, e sino a che i miei difensori non ce la facciano più»

Sicilia, anno del Signore 1223.

A pronunciare queste parole è la figlia di Muhammad ibn Abbad, morto l'anno precedente nella lotta contro l'imperatore Federico II. Di lei non conosciamo quasi nulla e la sua storia-leggenda ci è nota solo attraverso le parole di un cantore andaluso del XIV secolo. Chiusa nella fortezza di Entella, resistette dal 1222 al 1223 all'assedio delle forze cristiane, decise a porre termine alla indipendenza dell'ultima enclave musulmana di Sicilia. A seguito di un inganno riuscì a catturare 300 cavalieri di Federico. Li uccise tutti e fece appendere le loro teste ai contrafforti del massiccio roccioso dove era asserragliata. Quando infine ogni resistenza divenne vana si suicidò per non cadere nelle mani dei suoi nemici.

Più leggenda che storia, resta comunque di grande interesse il fatto che proprio fonti musulmane medievali abbiano esaltato la figura di questa virago indomita e terribile.

Elaborazione grafica da
 The Art of Gambargin