Bayeux tapestry

Bayeux tapestry

venerdì 11 agosto 2017

Gente di fama, gente di taverna.

Le taverne e i giochi dalla parole di alcuni Giganti del passato.

"Mangiato che ho, ritorno nell'hosteria: quivi è l'hoste, per l'ordinario, un beccaio, un mugnaio, dua fornaciai. Con questi io m'ingaglioffo per tutto dí giuocando a cricca, a trich-trach, e poi dove nascono mille contese e infiniti dispetti di parole iniuriose; e il più delle volte si combatte un quattrino, e siamo sentiti non di manco gridare da San Casciano. Cosí, rinvolto in tra questi pidocchi, traggo el cervello di muffa, e sfogo questa malignità di questa mia sorta, sendo contento mi calpesti per questa via, per vedere se la se ne vergognassi."

Machiavelli, lettera XI a Francesco Vettori, Magnifico ambasciatore fiorentino presso il Sommo Pontefice, proprio benefattore. In Roma

Quale vivida immagine di un'osteria, una bettola dove bere e giocare d'azzardo! Il Machiavelli bestemmia e sbraita come un qualsiasi popolano, salvo poi, nel resto della lettera che vi invito a leggere tutta https://it.wikisource.org/…/…/Lettera_XI_a_Francesco_Vettori
fare ritorno a casa e si immerge "nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio"




"Tre cose solamente m’ènno in grado,
le quali posso non ben ben fornire,
cioè la donna, la taverna e ’l dado:
queste mi fanno ’l cuor lieto sentire."

(Cecco Angiolieri, sonetto 87)





"Quando si parte il gioco de la zara,
colui che perde si riman dolente,
repetendo le volte, e tristo impara;

con l’altro se ne va tutta la gente;
qual va dinanzi, e qual di dietro il prende,
e qual dallato li si reca a mente;

el non s’arresta, e questo e quello intende;
a cui porge la man, più non fa pressa;
e così da la calca si difende.

Tal era io in quella turba spessa,
volgendo a loro, e qua e là, la faccia,
e promettendo mi sciogliea da essa."

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio VI vv. 1-12)


Non esistono regole univoche per il gioco della Zara, l'unico punto in comune era l'utilizzo dei dadi. A volte il banco assegnava dei numeri ai giocatori riuniti al tavolo e lanciava due o tre dadi: se il numero uscito era quello di uno dei giocatori egli vinceva la posta, altrimenti tutti pagavano al banco. Un'altra versione prevedeva la chiamata del numero prima del lancio, e la vittoria di un equivalente di posta pari al numero scelto.