Bayeux tapestry

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lunedì 9 ottobre 2017

La crociata degli italiani. Parte 2. Da Milano a Costantinopoli.


Non sapremo mai con precisione quali siano state le reali motivazioni della decisione di Anselmo IV e dei suoi sostenitori dietro la scelta di partire per l'Oriente. Una certa tendenza millenaristica, per così dire, era presente nella "corte" arcivescovile: come abbiamo visto Anselmo veniva dal popolo e non dalle élite ecclesiastiche che tentavano di riprendersi Milano dopo gli episodi della pataria.

Inoltre Pasquale II, papa ufficiale contrapposto all'antipapa Clemente, diede subito il suo placet e addirittura il fratello dell'antipapa prese parte alla spedizione, viaggiando così sotto la benedizione del nemico del suo parente. Una sorta di gesto di distensione dal grande effetto. Questo la dice lunga sulle reali intenzioni della Curia romana nello stimolare, proprio nei ceti più bassi del nord Italia, lo spirito e il fervore del Pellegrinaggio Sacro. Così come per Urbano II la predicazione all'Iter era stata anche scusa per liberare, in parte, l'Europa dei suoi elementi più brutali e riottosi -i numerosi armati che difficilmente trovavano collocazione nella società senza l'uso della spada- adesso era il suo successore, in un'area più limitata, a sfruttare questo espediente per disfarsi dei residui più ostici dei movimenti pauperistici che avevano sconvolto Milano e dintorni.

Quella mattina Rinaldo scopre, con grande emozione, che le voci su una possibile adunata dei guerrieri sono vere. Un messo inviato dalla sede vescovile è infatti giunto presso il castello di famiglia. L'uomo ha cavalcato per campi e tenute tutto il giorno e si concede giusto il tempo per un breve ristoro mentre nella grande sala di Rodaldo, padre di Rinaldo, comunica quanto l'Arcivescovo ha in programma. Lui e i grandi signori di Mediolanum partiranno a breve per l'Oriente. Liberata Gerusalemme, "capitale" della cristianità, occorre dare il colpo decisivo al nemico dell'Uomo e di Dio, distruggere gli adoratori del falso profeta Maometto fin dentro il cuore pulsante del loro diabolico regno: Babilonia.
Baghdad nel X secolo, una città in grado di competere con Costantinopoli 

Babilonia è il grande nemico, la Bestia incarnata e fattasi luogo. Una città che non ha contorni o mura precise,  perché a seconda dei cronisti essa è Il Cairo, Baghdad o Gerusalemme stessa. Tornerò in seguito a parlare dei piani preliminari, perché come vedremo non erano così forti e univoci come accadde per i contingenti della Prima Crociata, tutt'altro.

"Padre, andrò io!" deve aver detto, con il cuore gonfio di emozione, il giovane Rinaldo. Figlio terzogenito, vive ancora nella casa paterna ma sa che dovrà lasciarla se non vorrà vivere nell'ombra del fratello maggiore. Potrà farlo legandosi a qualche nobile o girovagando in attesa che la sua preparazione militare faccia comodo a qualcuno, comunque è con l'esercizio delle armi che si guadagnerà da vivere. Allora perché non accettare l'invito di Anselmo -probabilmente un ordine, più che un invito, a rendere qualche armato per la spedizione- e risolvere il problema del futuro con un'occasione assolutamente unica?
Rodaldo benedice Rinaldo e gli fa dono di alcuni oggetti che il figlio sa ben utilizzare ma non ha mai davvero posseduto: una spada, una cintura, una cotta di anelli di ferro con un elmo a forma conica recante i colori della sua casa. Uno scudo, di solido legno, ricoperto di stoffa e gesso. E poi due cavalli, di eguale forza, in grado di sopportare le asprezze del viaggio e del combattimento. Due uomini lo accompagneranno per occuparsi di tutte le sue esigenze. Rinaldo sceglie due amici, due giovani come lui ma figli dei servitori del castello. Con loro ha imparato a muoversi fra le selve, a cacciare bestie selvatiche e giovani contadinelle. Sono i compagni ideali per quel viaggio e per quanto le asprezze di una simile impresa possano aver impensierito i due popolani devono anch'essi aver pensato che fosse giunta la loro occasione per un futuro ben più fortunato di quello delle proprie famiglie. Si armano anche loro come meglio possono, aiutati dagli amici e dai parenti. Rodaldo dona loro delle cavalcature di minor pregio e valore. E' comunque un regalo di grandissima valenza simbolica. Rodaldo sta, nella sua mente, allestendo la sua personale crociata e l'orgoglio per la partenza del figlio lo rende generoso ben più di quanto si sia abituati a vedere a Castel Agunto.
Rinaldo e i suoi servitori non erano proprio così, ma immagino si sentissero altrettanto belluini e corazzati presi dalla foga dell'impresa... 

La schiera, radunatasi presso i campi fuori dalle porte della città di Milano, cresce ogni giorno di più. Il contado si trasforma in un accampamento e poi in una sorta di villaggio multiforme, privo di qualsiasi logica urbana giacché chi arriva si sistema dove trova posto. I ruscelli e i corsi d'acqua sono i più densamente popolati. Si creano di sicuro dispute per il cibo, e vecchi nemici costretti a stare gomito a gomito ogni tanto vengono alle mani ma sembra che in linea generale l'ordine sia stato mantenuto e le cronache sorvolano senza particolari riferimenti a problemi di coesistenza.

Rinaldo, mentre i suoi servitori sistemano alla meglio il piccolo bivacco che li ospiterà fino alla partenza, va a conoscere i capi della spedizione. Si terrà una messa solenne nella basilica e Anselmo ha invitato tutti i Capitanei e i nobili cavalieri a presiedere. A guidare la spedizione saranno i fratelli Alberto e Guido di Briandate, coadiuvati da Ugo di Montebello e Ottone Altaspada. C'è anche Guido conte di Parma che ha portato un contingente di giovani cavalieri dalla città. 

Le cronache, come dicevo, sono contraddittorie sulla destinazione della crociata. Di sicuro c'era l'intenzione sin dall'inizio di attraversare i Balcani, percorrendo le strade che conducevano a Costantinopoli e da lì attraversare il Bosforo per l'Anatolia. Vi erano dei contingenti dalla Francia e dall'Impero germanico in marcia, la notizia potrebbe essere giunta prima della partenza di Anselmo e dunque l'inevitabile tappa a Costantinopoli potrebbe avere avuto anche lo scopo di trovare un punto ben noto nel quale radunare le colonne. 

Come vederemo nella prossima puntata il normanno Boemondo di Taranto signore di Antiochia, pur non avendo alcuna parte attiva (era infatti prigioniero dei turchi) rappresenterà il centro di tutte le decisione lombarde, ma solo a partire dall'arrivo dei crociati a Bisanzio. Per il momento dobbiamo accontentarci di ciò che conosciamo: il percorso.

Siamo nel mese di Settembre dell'anno 1100 d.C. 

Rinaldo non ha mai lasciato i confini della sua terra. Già solo attraversare la Carnia, con un numero così impressionante di genti incolonnate -si stimano in circa 30.000 i partecipanti, di cui solo un decimo però veri combattenti- è per lui una meravigliosa avventura. I crociati passano i territori dei Bulgari senza apparenti incidenti. I primi guai accadono quando, raggiunti dagli inviati dell'imperatore Alessio Comneno, vengono suddivisi in gruppi troppo numerosi fra le tre maggiori città bizantine del nord: Adrianopoli, Filippopoli e Rodosto. L'imperatore aveva concesso loro uno speciale permesso per commerciare nei mercati controllati dell'Impero ma le trattative pacifiche lasciarono ben presto il posto ai tafferugli e alle angherie verso la popolazione indigena, quando i prezzi salirono a causa delle difficoltà di approvvigionamento. Forti del numero Rinaldo e i suoi compaesani si dispersero per le campagne saccheggiando e derubando. 
A volte non andava tutto liscio, nel rubacchiare dentro le case... 

Rinaldo non si tira certo indietro. La sua è una missione Santa che non può certo essere messa in pericolo per colpa del cibo troppo caro. Gli "scismatici" sono infidi e fin troppo diversi negli aspetti e negli usi dai lombardi. Sembrano tramare in continuazione e i loro funzionari giudicano dall'alto al basso i gloriosi capi dell'esercito del Cristo. Le ruberie si protraggono finché Alessio, esasperato, non da l'ordine di far ripartire le colonne. Rinaldo e tutti i suoi compagni rimangono assolutamente di stucco quando arrivano in vista della città di Costantinopoli... Uno spettacolo che mozza loro il fiato (ma che non impedirà di compiere altre scelleratezze, come vedremo)