Bayeux tapestry

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mercoledì 4 ottobre 2017

La crociata degli italiani. Parte 1.


Per parlare delle crociate ho deciso di saltare a piè pari gli eventi maggiori e ben noti, le cosiddette "crociate canoniche" (prima, seconda, terza -quella di Riccardo Cuor di Leone-, quarta -contro Costantinopoli- e così via... ) e concentrarmi su qualcosa di meno noto ma non certo meno interessante.

Siete pronti a partire per l'Oriente? Il grido di battaglia è "Ultreja". Si spande per le strade di Milano, risuona in tutto il settentrione d'Italia. Arriva nei territori dei tedeschi e molti di essi rispondono con teutonico ardore. Anche dei franchi si apprestano ma questa resta comunque la nostra "crociata": la crociata dei Lombardi!

La notizia della conquista di Gerusalemme, a seguito dell'Iter Hierosolymitanum del 1096-99, la spedizione che passerà alla storia come Prima Crociata, ebbe un duplice impatto sulla cristianità. Da un lato ci si convinse che fosse stata davvero frutto della volontà di Dio quanto avvenuto, un vero e proprio miracolo; dall'altro i titubanti, gli indecisi, coloro che per un motivo o per un altro non erano partiti sentirono tutto il peso dell'aver mancato l'avvenimento del millennio. "Avresti dovuto esserci!" è forse la frase compiuta più antica della storia dell'umanità; quel sottile piacere nel far crepare d'invidia l'altro è così antico che non si sbaglia molto a immaginare l'australopiteco Lucy sbeffeggiare il resto del branco mentre si stampa nel fango consegnandosi all'eternità. Sul finire dell'anno 1099 i racconti di chi ritornava a casa, compiuto il proprio dovere, si mescolavano fra loro, creando un poliedrico quadro narrativo fatto di prodezze e meraviglie esotiche. Il potere esercitato su chi si era perso il "grande spettacolo" doveva essere enorme.

E poi lamentele, fra le righe o eclatanti "Eh, Gerusalemme è libera ma il nemico la circonda." "I turchi le hanno prese ma mica sono scomparsi. Si riorganizzeranno." C'è spazio per chi vuole recuperare l'occasione perduta, devono aver pensato speranzosi quelli rimasti a casa.

C'è, infine, un altro elemento da tenere in considerazione. Milano agli inizi del XII secolo è una città in pieno fermento pauperistico. Movimenti riformatori ribollono fra i vicoli e nelle sale, mettono in discussione il potere viziato della Chiesa e ne chiedono a gran voce, a volte con violenza, una riforma in chiave spirituale. Meno oro e più incenso, lasciar stare le lotte di potere secolari e ritornare a guidare il gregge del Signore lungo la via della Salvezza. Non sappiamo con certezza se papa Pasquale II fosse stato artefice e promotore della spedizione o se ne avesse accolto subito i presupposti su suggerimento dell'arcivescovo Anselmo da Bovisio. Le fonti divergono. Alcuni ritengono che il papa abbia chiesto a Anselmo di partire, e la presenza di Alberto da Briandate, fratello dell'antipapa Clemente, potrebbe indicare il tentativo di riappacificare le correnti interne alla Chiesa con una spedizione Santissima e condivisa, pertanto ben sponsorizzata da Pasquale II. 

Questi i presupposti, ora non ci serve che un protagonista.

Seguiremo l'intera spedizione attraverso gli occhi di Rinaldo figlio di Rodaldo da Castrum Agunto (Trattasi di nomi fittizi) un giovane imbevuto di epica guerresca, figlio secondogenito di nobile schiatta desideroso di trovare la propria via al di fuori dello stretto ambiente famigliare dove sono il padre e il fratello maggiore a godere di tutti i vantaggi della loro nobile nascita.

Rinaldo è uno juvenes, un giovane cavaliere in cerca del proprio destino

>>> Link alla seconda parte.