Bayeux tapestry

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giovedì 30 novembre 2017

La battaglia di Kalavryai. 1078 d.C. Prima parte.


Ho scelto di parlare della battaglia di Kalavryai per due motivi. Primo è uno scontro in parte sconosciuto ai più, una battaglia che non viene mai elencata nei saggi periodici "Le mille battaglie che..." Le cento battaglie di..." "Le battaglie che hanno cambiato il mondo" "Un altro libro sulle battaglie? Esatto, tanto l'ho copiato da quelli usciti dieci anni fa." e così via (l'ultimo titolo è in realtà un sottotitolo di quasi tutti i volumi oggi disponibili 😄 ). E secondo è una battaglia non lineare, uno scontro combattuto fra i due generali migliori del periodo, entrambi al comando di eserciti eredi dell'ars bellica romana. Fu una battaglia in seno a una guerra civile, l'ennesima di decine che dilaniarono l'impero romano d'oriente e furono la principale causa del suo inesorabile tracollo.

La sconfitta dell'imperatore Romano IV a Manzikert nel 1071 aveva portato a un succedersi di eventi dalle nefaste conseguenze. Michele IV Ducas, asceso al trono grazie al potente zio, il Cesare Giovanni, era un inetto, manovrato da parenti e consiglieri privi di scrupoli - Su tutti Michele Psello, filosofo, cronista e funzionario imperiale senza nulla da invidiare a Ditocorto.
Che faccia da... Proprio! 
Nel giro di pochi anni aveva perso il controllo dell'Anatolia centrale, ceduta ai turchi in cambio dell'appoggio militare contro lo zio Giovanni che gli si era rivoltato contro e guidava i mercenari normanni operanti nell'area, arrabbiati perché da mesi rimasti privi di paga (Va bene tutto, ma come si fa a non pagare dei mercenari NORMANNI? Roba da pazzi.)
"Finalmente è arrivata la paga. Sotto con i dadi!"
Inoltre continuò la politica dei suoi predecessori di deprezzamento dei nomismata. In breve si ritrovò con un imperio che scricchiolava, isolato e privo di qualsiasi idea su come salvarsi. In quel momento, quasi in contemporanea, due uomini di grande reputazione si rivoltarono contro di lui. Condividevano il nome ma non certo gli intenti dato che nessuno dei due era disposto a mettersi al servizio dell'altro nella lotta contro Michele. Il primo si chiamava Niceforo III Botoniate, governatore della Bitinia. L'altro era Niceforo Briennio detto Il Vecchio, stratego del Théma di Bulgaria. Il Botoniate, mentre Briennio tentava un colpo di mano (fallito) contro Costantinopoli, conquistò Nicea e proclamò decaduto Michele sostituendolo con l'appoggio del clero e dell'aristocrazia. Michele si ritirò in convento senza fiatare, giudicando meglio arrendersi a un nemico lontano che al Niceforo Briennio che aveva quasi sotto casa.
"Quest'anno è la quarta volta che tiro su un bellimbusto con lo scudo." "Shhh, questo è quello buono." "Se lo dici tu..."

Briennio aveva il controllo di Adrianopoli ma nessun altro appoggio se non degli uomini che aveva adunato intorno a sé. Costantinopoli aveva scelto il nuovo imperatore, trasformando di fatto Briennio in un nemico. Si cercò di trovare un accordo ma ormai, armi in pugno, la tentazione di prendere tutto quel che restava della gloria imperiale doveva essere troppo forte per lui. Quando i negoziatori giunti da Costantinopoli gli chiesero di accettare Botoniate come imperatore, garantendo per lui il titolo di Cesare e il diritto di successione al seggio imperiale, Briennio disse che non poteva ricevere solo lui qualcosa in cambio della sottomissione ma tutto il suo entourage, i suoi generali e perfino i soldati semplici dovevano vedere rispettate le promesse fatte, per mano del nuovo imperatore.

Ovviamente gli accordi si interruppero perché Botoniate aveva già speso gran parte dei suoi crediti per soddisfare le esigenze dei suoi, non c'era modo di accontentare anche gli uomini di Briennio. L'imperatore aveva una carta da giocare, un generale giovane ma coraggioso e di grande astuzia. Un novello Belisario: Alessio Comneno. Botoniate ordinò a Alessio di iniziare subito le manovre offensive per intercettare Briennio prima dell'inevitabile attacco alla capitale.
"Amico mio. Che si dice?" "Mah, nient di che. C'è un tipo nuovo in città, un tale Alexio. Per me è tutto fumo..."





Alessio riunì le scarse forze a disposizione nella capitale e marciò nella Tracia fedele al Briennio. Si accampò non distante dalla fortezza di Kalavryai, nei pressi dell'attuale Silivri.

Non fortificò la sua posizione, contrariamente a tutta la dottrina militare bizantina. Forse, ma è un forse molto grande, non voleva affaticare i suoi pochi uomini con i lavori. Costruire un accampamento temporaneo era fattibile se, con adeguata turnazione, tutti gli uomini potevano lavorare e riposare. Potrebbe essere che non ne avesse a sufficienza perché il trinceramento fosse completato senza esaurire le forze di tutti loro? Purtroppo nessun cronista offre indizi per risolvere questo enigma.
Inviò poi delle spie, numerose a quanto raccontano le cronache, sia nei dintorni che direttamente nell'accampamento di Briennio, a Kedoukton (un nome che non ha corrispondenza moderna e potrebbe indicare un luogo ove sorgeva un Aqueductus di epoca romana). Scoprì, dai loro rapporti, che la situazione era ben peggiore di quanto avrebbe desiderato: il nemico era più numeroso e le forze di Briennio composte di veterani mentre i suoi erano uomini di recente arruolamento. Tutto sembrava indicare che non vi era possibilità di vittoria per lui.


Davvero, nella storia della guerra, una simile disparità di esperienza e numero è di fatto una condanna alla sconfitta... Alla prossima settimana!