Bayeux tapestry

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giovedì 14 dicembre 2017

La battaglia di Kalavryai. 1078 d.C. Terza parte. Lo scontro campale.



Vi avevo lasciato con le alte grida di guerra degli Enodroi, gli uomini in imboscata nascosti da Alessio Comneno alla sua sinistra, sfruttando le asperità del terreno irregolare. La speranza, per il giovane generale, è che essi possano scompaginare l’ala destra di Niceforo Briennio fino a farle perdere contatto con il centro e l’altra grande formazione all’estremo opposto. Dalla disposizione delle sue forze, nell’immagine sottostante, è infatti possibile intuire l’ambizioso piano. Gli Enodroi non avevano l’incarico di colpire alle spalle successivamente al primo contatto, al contrario era fondamentale che intervenissero prima proprio per rendere meno duro l’urto delle forze di Briennio, più numerose ed esperte.



Speranza, questa, presto vanificata. C’erano due linee ben distinte di combattenti in quel punto. La prima subisce l’impatto e la sorpresa dell’imboscata ma la seconda non ne rimane particolarmente impressionata. Il figlio di Niceforo, Giovanni Briennio, che aveva il comando dell’intera ala destra prende tempestivamente in mano la situazione: carica uno degli Immortali a lui prossimi e lo sventra con un solo colpo. Incita poi i suoi alla riscossa e in breve la fuga degli Enodroi è un dato di fatto con il quale Alessio deve fare subito i conti. Le due formazioni vengono presto a contatto e quella di Briennio ha quasi subito la meglio. Gli Enodroi in fuga hanno infatti abbassato il già fiacco morale degli Immortali, portando inoltre scompiglio nell’attraversare le loro fila. Giovanni spezza in due la “battaglia” principale di Alessio il quale rimane solo, al centro, con il suo seguito e il contingente di cavalieri “franchi”.

Quasi nello stesso istante, con una tempestività che va a tutto credito del genio militare di Briennio, i Chomatenoi di Alessio vengono attaccati sul fronte dal reggimento di Traci e Macedoni dell’ala sinistra e sul fianco dai Peceneghi, passati senza alcun problema oltre l’inefficace guardia del contingente turco posto da Alessio proprio in quella zona per intercettarli. Lo sfacelo è pressoché certo. Non risulta nemmeno che abbiano opposto chissà quale strenua resistenza i guerrieri di Choma. Quasi tutti a cavallo, fuggono dalla linea dei combattimenti.



Sembra una disfatta irreparabile quella che sta per subire Alessio ma un colpo di fortuna – una specie di sei al Superenalotto, per capire la sconvolgente portata dell’evento – cambia l’assetto della battaglia da sconfitta completa a battuta d’arresto. I Peceneghi, convinti che la giornata sia vinta, non inseguono i Chomatenoi ma si dedicano al saccheggio sfrenato, “Com’era nell’uso di quei barbari” scriverà Anna Comnena. Essendo durato poco lo scontro, di oggetti da saccheggiare da morti e feriti non ce ne sono poi molti. Di punto in bianco i micidiali arcieri delle steppe si voltano e si dirigono allegramente verso il grande accampamento di Briennio per ottenere un saccheggio come i loro dei comandano. Poco importa se sarà la roba dei loro alleati il bottino di quella giornata, l’equazione battaglia vinta=saccheggio sfrenato è imprescindibile. (Ricordate? Alessio non aveva fatto costruire un proprio accampamento. I Peceneghi non avevano un luogo preciso verso il quale dirigersi a compiere la propria scorreria).

Intanto i cavalieri occidentali e la scorta di Alessio riescono in qualche modo a dare del filo da torcere al centro di Briennio. Alessio però ha compreso che tutto sta volgendo al peggio intorno a lui, rischia seriamente di venire accerchiato e annientato nel punto che si ostina a difendere. Prende allora con sé sei fra i suoi più fidati compagni d’arme, uno dei quali è giunto a noi anche con un nome, Theodoto, e comunica loro che l’unica speranza è aprirsi un varco verso Briennio e ucciderlo. 
Colonna sonora di questo momento epico "In my darkest hour" dei Megadeth

Immaginate la scena: intorno grida e urti e schianti in una cacofonia assordante. Lo stendardo di Niceforo appena visibile e Alessio che lo indica con la spada ai suoi, stanchi, accaldati, sfiniti dal peso delle armature pesantissime: “Gloria o morte, e nessuna esclude l’altra!” e poi carica. Theodoto lo affianca, frena il suo cavallo, gli urla per farsi sentire che le forze che fuggono sono numerose, non deve gettare via la sua vita ma provare a riformare i reggimenti. Lo dissuade da quel suicidio. Con rinnovato vigore, forse perché oltre al valore personale si è aggiunta la possibilità di cavarsela, i sette si aprono una via attraverso la mischia, sbucano alle spalle dell’esercito di Briennio e galoppano per ritornare, con un lungo giro, dai propri uomini. In quell’istante ecco il secondo colpo di fortuna di Alessio!
Giovanni Skylitzes, Cronaca. Peceneghi massacrano Sviatoslav di Kiev e la sua scorta

Atterriti dalla furia dei Peceneghi gli addetti all’accampamento, incapaci di opporsi, fuggono a gambe levate verso i proprio compagni. Una fiumana umana si sta allontanando dai diavoli orientali che mettono a soqquadro tutto. Fra loro alcuni dei servitori personali di Briennio. Hanno pensato bene di salvare il cavallo bardato con i paramenti imperiali e ornato delle due spade “di stato”. Sono i simboli del potere imperiale con i quali Briennio contava di entrare a Costantinopoli da trionfatore. Lesto Alessio attacca i servi e li disperde, si impossessa del cavallo e compie la rocambolesca fuga verso le sue linee in ritirata. Solo i Franchi ancora resistono ma ormai il tracollo è inevitabile. Raggiunge i suoi e grida come un ossesso, aiutato dai suoi compagni, che Briennio è morto. Lo ha ucciso lui in battaglia, il suo cavallo e le sue spade ne sono la prova. Gli Immortali si fermano, qualcuno riesce a ricondurre anche gli Enodroi. Dei Chomatenoi non sappiamo, ma qualche unità del grande reggimento doveva ancora essere nei paraggi. Sono arrivati altri turchi, ai quali si sono aggregati quelli già presenti, che a testa bassa devono ammettere di aver manovrato davvero male. Non importa, non ora. Alessio ha ancora una possibilità e la vuole sfruttare.

Giù, nei luoghi dei combattimenti, regna ora la confusione. Il tradimento dei Peceneghi, l’arrivo delle guardie dell’accampamento, i franchi che iniziano ad arrendersi. Chi inneggia alla vittoria, chi vuole ammazzare i Peceneghi fino all’ultimo, chi è uscito dalla formazione. Insomma, da Briennio è puro caos, come sempre al termine di una battaglia. In una diversa situazione la fisiologica confusione non avrebbe comportato grandi disagi ma in questo caso la battaglia non è affatto terminata e grande sarà lo scotto da pagare. Alessio divide le sue forze in tre gruppi. Due nascosti, composti da quanti avevano già combattuto e uno, frazionato in piccole unità, da lui stesso guidato e formato principalmente dai turchi ancora freschi. Con alte grida e suoni di buccine e trombe carica verso il centro avversario. Lo scompagina ma non ha una forza d’urto sufficiente a vincere: è proprio questo il suo nuovo piano. Anche senza comandare una ritirata generale, le piccole formazioni, dopo aver scaricato le faretre e scambiato qualche colpo, sono obbligate a ripiegare verso il resto dell'armata.




Cercate di comprendere quanto possa essere difficile spiegare a tremila persone un piano di battaglia! Non è davvero possibile farlo. Allora un buon generale deve saper sfruttare virtù e debolezze umane. Come Annibale che pose i Galli in prima fila a Canne, con il solo scopo di far perdere loro il primo scontro e trascinare la legione di Roma verso le sue falangi arretrate. Alessio fa lo stesso. Sa che la sua prima linea si ritirerà e ha dato istruzioni ai comandanti di assecondare gli uomini. Briennio con tutti i suoi si getta all’inseguimento, la frustrazione per la consapevolezza errata che la battaglia fosse già vinta deve aver inferocito tutti quanti, accecandoli di una sete di sangue impossibile da controllare. La trappola è pressoché perfetta stavolta. Arrivato al punto da lui stesso stabilito con cura, Alessio si volta e fa suonare di nuovo i corni della guerra. Spossato, scompaginato e privo di ogni formazioni manovrabile, l’esercito di Briennio cade con tutti i piedi nel tranello.


È l’ultimo atto della giornata. Briennio viene catturato in maniera rocambolesca e condotto da Alessio. La battaglia fra questi due giganti dell’epoca è finita e solo l’esiguità delle forze in campo ha impedito nel corso dei secoli a questo memorabile scontro di ottenere la fama che invece, tatticamente, merita in pieno.

<<< Link alla seconda puntata.

Una curiosità. Nel terzo volume del Ciclo "Il Giglio e il Grifone" uno dei protagonisti incontrerà, per un breve quanto significativo momento, proprio Alessio Comneno, negli anni dei romanzi primo imperatore d'Oriente della sua dinastia. Secondo voi chi fra Guibert, Bertram e Reinar avrà questo onore?