Bayeux tapestry

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venerdì 8 dicembre 2017

La battaglia di Kalavryai. 1078 d.C. Seconda parte.


Per vincere il nemico saggezza e carisma sono da preferire all'attacco diretto. 
                                                                                                 (Leone I il Saggio. Basileus dal 886 al 912 d.C.) 

Tutti vogliono un pezzo di Costantinopoli... 
Alessio ha bene in mente queste parole quando, constatata l'assoluta inferiorità nei confronti dell'avversario, appronta il suo piano di battaglia. Poco prima dello scontro, raccontano le cronache (Briennio il Giovane, figlio del Briennio avversario diretto di Alessio), arrivò il suggerimento da parte dell'Imperatore di evitare il combattimento, tenere la posizione e attendere i rinforzi turchi in arrivo dall'Anatolia. Era però impossibile rimanere in quel luogo senza combattere, Alessio decise di ignorare le parole dell'Imperatore e di attaccare battaglia. Briennio, intanto, aveva disposto il suo esercito in formazione già fuori dagli accampamenti e marciò lungo la strada che conduceva a Costantinopoli incontro allo sbarramento delle esigue forze inviate a contrastarlo.
Da appassionato di modellismo non potevo non rimanere folgorato da queste miniature! 
 
Prima di proseguire occorre precisare un concetto fondamentale nello studio della guerra medievale: che i comandanti si accordassero sul giorno e il campo come se fosse un duello a singola tenzone è un'immagine romantica derivata da una visione ormai sorpassata dell'argomento. Sono le manovre a portare allo scontro, ogni generale che si rispetti sa che non è possibile avere la certezza del punto in cui  la miccia verrà innescata e pertanto già nella marcia di avvicinamento al nemico occorre prestare la massima attenzione alla formazione scelta. Il terreno è il comun denominatore fra le due parti in causa, perché i vantaggi o gli svantaggi saranno gli stessi per entrambi.

Briennio quindi avanza in formazione compatta, come un maglio: il suo obiettivo è Costantinopoli, non Alessio. Sa che un esercito (oltretutto raffazzonato alla meglio come quello che lo contrasta in quel momento) tagliato fuori è un esercito destinato a disgregarsi perciò si permette il lusso, vista la superiorità numerica, di andare avanti, costringendo l'avversario a fare la prima mossa. Alessio lo sa bene e per dare più efficacia alla sua azione d'apertura ha organizzato un'imboscata nascondendo una parte delle forze. I manuali di tattica bizantini chiamano queste forze nascoste con un nome preciso, Enodroi. Non abbiamo notizie precise ma è plausibile immaginare l'unità composta dai migliori degli Immortali.

Andiamo adesso a scoprire le formazioni, come direbbe Bruno Pizzul.



Lo schieramento di Alessio.


Il contingente in imboscata, detto degli Enodroi, doveva essere piccolo, non più di 500 cavalieri. Nell'ala sinistra il resto degli Immortali, un migliaio in tutto e i "franchi". Chi fossero quelle tre o quattro centinaia di guerrieri europei è ancora oggi argomento di studio. Potrebbero, a mio avviso, essere i resti delle forze di Ursel de Bailleul, un condottiero normanno in quel momento prigioniero a Costantinopoli di cui parlerò con più precisione nei prossimi approfondimenti. All'ala destra i Chomatenoi, almeno 2.000 se vogliamo fidarci del senso tattico di Alessio: avere ali numericamente equilibrate era un must dell'arte della guerra bizantina e le prove della conoscenza che ne aveva il futuro imperatore Comneno sono tutte a suo favore. All'estrema destra, a circa mezzo chilometro di distanza, un migliaio di arcieri a cavallo turchi dovevano proteggere il fianco e prevenire eventuali aggiramenti. 

La formazione d'attacco di Briennio. 


L'ala destra di Niceforo Briennio è l'incudine contro cui schiacciare l'avversario a colpi di Peceneghi! Briennio la rinforza con una seconda linea. Come vedremo dalla cronaca della battaglia solo l'ala destra ha questa unità di supporto e infatti racconta Anna Comnena che essa contava 5.000 (dei quali almeno la metà Hetairoi e Manikatoi) uomini mentre le altre due divisioni avevano 3.000 uomini ciascuna. Incerto il numero dei Peceneghi, si stima circa un migliaio di uomini, forse 1.500 ma non di più. Ovviamente le cifre, sia quelle stimate che quelle fornite dalle cronache, vanno sempre prese con il beneficio d'inventario. Possiamo però immaginare un totale di 12.000 soldati per Niceforo Briennio e 5-6.000 per Alessio senza sbagliare poi di molto. 
Se diamo retta alle cronache solo l'ala sinistra di Niceforo, composta di truppe macedoni e traci, conteneva fanteria...

Che situazione! Alessio, costretto sulla difensiva ma non potendo subire l'urto assoluto dell'avversario, apre lo scontro con un attacco e Briennio, che invece sta attaccando, si trova a dover fare i conti con un attacco nemico prima di poter caricare. 

Stanno per scontrarsi i due migliori generali bizantini di quegli anni: secoli di cultura militare, eredità di una Roma mai dimenticata, portati allo stato dell'arte. Grida ferali, belluine e il galoppo di centinaia di cavalli danno inizio alla battaglia, sono gli Enodroi che caricano come diavoli l'ala destra di Briennio...

<<< Link alla prima parte.

>>> Link alla terza parte.