Bayeux tapestry

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martedì 16 gennaio 2018

La leggenda di Siward Barn e della Nuova Inghilterra del Caucaso. Parte 1.


La storia che sto per raccontarvi non ha solide prove, le incertezze che la contornano sono così tante che il mito e la leggenda subentrano in fin troppi particolari; purtroppo non abbiamo che pochissime testimonianze scritte a supporto dell'intera vicenda e q
ualche prova circostanziata. C'è, però, un barlume di plausibilità che continua caparbio a brillare in mezzo agli aliti di chi lo vorrebbe spegnere per relegare l’intera vicenda fuori dal reparto saggi delle librerie e affiancarla alle gesta narrate da Omero e Chetrien de Troyes. 


Per quanto riguarda le cronache, i testi che ne parlano sono quattro: una nota scritta verso il 1090 da parte di Guescelin di Canterbury; un’altra semplice annotazione, non più esauriente della prima, la troviamo in Orderico Vitale; esiste poi una cronaca vera e propria contenuta nel Chorinicon Universale dell’Anonimo Laudunensis, un monaco inglese del tredicesimo secolo; infine la Saga d’Islanda di Edoardo il Confessore, la quale potrebbe non essere altro che un sunto, ricco di invenzioni, di cronache precedenti. Vi sono poi degli indizi geografici e delle coincidenze storiche che possono supportare, ma non dimostrare inconfutabilmente, alcune supposizioni.

Analizzerò criticamente nella seconda parte di questo approfondimento tutto il materiale disponibile. Adesso, invece, è tempo che inizi a narrare...

Nell’anno del Signore 1075, stando alla cronaca dell’Anonimo Laudonensis, Stanardus (Sigurd o Siward, in lingua sassone) conte di Gloucester, fiero combattente della resistenza anglosassone ai nuovi dominatori normanni, partì dalle coste meridionali dell’Inghilterra con 235 navi e circa cinquemila fra uomini, donne e bambini. La Saga di Edoardo cita l’evento in concomitanza con la morte di Sweyn II figlio di Estrid, re di Danimarca e ultimo baluardo di speranza per gli anglosassoni. La Saga in sé non fu concepita per raccontare questa vicenda ma la presenza di tanti dettagli fa pensare alla necessità di legare tutto quanto narrato in essa a un evento storico noto: un’operazione comune negli autori del passato per poter collocare temporalmente il proprio scritto senza che potessero sorgere dubbi nei lettori.



Se il Siward alla guida di questi esuli è lo stesso che Guglielmo aveva sconfitto e imprigionato nel 1071 si può ipotizzare un certo aiuto da parte dell’establishment normanno per organizzare il viaggio. In un solo colpo un nemico irriducibile – non ucciso forse proprio per non creare un martire – e tutta la sua gente avrebbero lasciato l’isola per mai più ritornarvi. Un uomo calcolatore come Guglielmo deve aver visto un’opportunità in tutto questo.


Gli esuli navigano verso sud, costeggiando la Francia occidentale e poi la Spagna e il Portogallo. Arrivano nei pressi di Ceuta, quasi un punto di passaggio obbligato per chi dall’Atlantico decidesse di gettarsi nel Mediterraneo. La saccheggiano senza pietà, essendo una città sotto il controllo musulmano. Attaccano anche Majorca e Minorca, perché comunque si tratta dell’esodo di un popolo guerriero e rapace non certo meno dei tanti odiati normanni. Homo Homini Lupus.


Secondo il Chronicon dell’Anonimo gli Inglesi arrivano, dopo aver deviato dalla destinazione iniziale (la Sicilia o la Sardegna, non è chiaro) a Costantinopoli. Sembra che la deviazione sia stata decisa in base alla notizia che la capitale dell’Impero d’Oriente era assediata da un’armata di infedeli (nessun testo ne specifica la nazionalità). Se vogliamo prendere per buona la data del 1075 allora l’imperatore al governo era Michele VII Ducas (1071-1078) ma l’assedio non ha alcuna corrispondenza. A complicare di più le cose c'è il fatto che entrambe le cronache, discordi in moltissimi altri punti, citano Alessio I Comneno come l'imperatore (1081-1118) che accoglie Siward e i suoi. Si potrebbe spiegare l’errore ipotizzando che gli autori si siano confusi con quello che divenne uno degli imperatori più attivi nel reclutare uomini dell’isola di Thule – come i bizantini chiamavano l’Inghilterra. Un po’ forzato ma di meglio, al momento, non abbiamo.


Chiunque fosse l’imperatore, egli è grato per l’aiuto inaspettato e risolutore. Vinti i nemici, ai nobili equipaggi di Siward viene offerto di rimanere nella capitale e servire nella celeberrima Guardia Variaga. Alcuni accettano di rimanere in Miklagard, come veniva chiamata la città dalle popolazioni del nord Europa, ma il conte Siward e altri capi pregano l’imperatore di dare loro delle città che possano essere loro e dei propri eredi dopo di essi. L’imperatore accenna allora a certe terre a settentrione del suo impero che appartenevano ai suoi predecessori e che ora sono cadute nelle mani di popoli infedeli. Egli ne promette loro il pieno possesso se riusciranno a strapparle agli attuali abitanti.

Salutati i pochi che decidono di rimanere a Costantinopoli la flotta riprende il largo e veleggia verso il Mar Nero, alla ricerca disperata di una nuova patria...

[continua]