Bayeux tapestry

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mercoledì 24 gennaio 2018

La leggenda di Siward Barn e della Nuova Inghilterra del Caucaso. Parte 2.

Lasciati i porti amici di Costantinopoli incaricati, per così dire, dall'imperatore stesso di liberare dal giogo pagano una porzione di terra "a sei giorni e sei notti di navigazione a nord est della capitale imperiale" nella quale avrebbero poi potuto insediarsi come sudditi di Bisanzio, Siward Barn e i suoi seguaci attraversano il Mar Nero e giungono infine nel luogo che diverrà la loro nuova patria. La Nova Anglia di cui ci fanno sapere le cronache interessate alla vicenda, il Chorinicon Universale dell’Anonimo Laudunensis e la Edwardsaga - La Saga d’Islanda di Edoardo il Confessore.

La leggenda termina così. Proverò in questa sede ad analizzare criticamente ogni indizio. Vediamo dove ci porteranno. 


Partiamo da quell'indicazione temporale: i sei giorni di navigazione che separano la Nova Anglia da Costantinopoli stando alla Edwardsaga- 

Il geografo arabo Idrisi, a metà del XII secolo, redasse una serie di indicazioni di rotta per la navigazione nel Mar Nero. Egli attestava, fra l'altro per prova empirica, di aver raggiunto Trebizonda dalla foce del Danubio in nove giorni. Il vescovo metropolita di Mosca, sul finire del trecento, compie la traversata da Caffa, in Crimea a Sinope, in cinque giorni. Secondo Eustachio di Tessalonica, sul finire del XII secolo marinai esperti a bordo di un ottimo vascello avrebbero attraversato l'intera estensione di quel mare interno in poco più di tre giorni, sfruttando le correnti molto particolari che ancora oggi caratterizzato il bacino. Una flotta mista, navigando in formazione e pertanto dovendo conformare la velocità sulle navi più lente, magari guidata da esperti piloti locali ma comunque armata da uomini non avvezzi a quei flutti, in "sei giorni", navigando a nord nord-est, giungerà all'incirca in Crimea. Proprio lì infatti ci condurranno gli altri indizi di questa vicenda. 




A corroborare la tesi della Crimea, e del Mare di Azov, vi sono alcuni scritti bizantini che possiamo giudicare neutri e per quanto scarni, molto interessanti. Teofilatto di Ocrida, contemporaneo degli eventi della saga di Siward, scrive due lettere nelle quali si rallegra per la liberazione dell'area "a settentrione del Mar Nero, inclusa fra l'ansa del Don - e quindi il Mare di Azov, in Crimea - e la Colchide, all'estremità di levante del Mar Nero. A compiere l'impresa di scacciare i nemici pagani (presumibilmente turchi danishmend) dall'area è Gregorio il Taronita il quale riceve la carica di dux dall'imperatore Alessio I Comneno per i meriti di guerra. Una guerra condotta proprio quando agli uomini di Siward viene affidato il compito di combattere a est, con la promessa di ricevere come proprie le terre che essi libereranno. Molto indiziaria come prova ma ci consente di legare le due vicende, quella leggendaria e quella storica, in un contesto di plausibilità. 



Anche la toponomastica offre spunti notevoli. Mi rifaccio al testo di A. Nodenskiold "Periplus: An Essay on the early history of Charts and Sailing direction", un'analisi dei portolani dal quattordicesimo al sedicesimo secolo. Nelle sezioni dedicate al Mar Nero compaiono, con nomi diversi e non sempre con la precisione di google earth, cinque toponimi che meritano un'analisi specifica. Varangolimen, Vagropoli, Varangido Agaria, Londina e Susaco. 
Partiamo da Susaco: la derivazione non è mai stata scoperta, langue pertanto nel limbo della linguistica geografica. I candidati principali sono i Chapsoug, una tribù di Circassi di quell'area, ma non è fantascienza volerci vedere una storpiatura di Saxon, non vi pare? Londina richiama fin troppo il nome Londinium. Il toponimo è associato a un fiume ma, dato che le cronache ci avvertono che gli anglosassoni diedero i nomi delle loro città ai luoghi che andarono ad abitare, un dubbio rimane. I primi tre nomi vanno trattati con molta cautela perché il fatto che la Guardia Variaga abbia questo nome deriva dalle popolazioni di stirpe Rus dell'area dell'Ucraina, da dove giunsero i primi seimila guerrieri a formare il celeberrimo corpo d'élite. Sta di fatto che tre cittadelle ebbero questo nome ma nessuna regione, né area geografica. Sembra quasi una scelta mirata a stabilire non tanto l'etnicità degli abitanti dell'area quanto quella degli aventi potere entro le mura. 


Aggiungo, gettando altri "variaghi sul fuoco", che nel Vizantiiskii vremenni di K.N. Iuzbashian, una raccolta di documenti inerenti l'antico regno di Georgia, si trova una pergamena che attesta la partecipazione, al fianco di re David II il Costruttore, di un corpo di guerrieri di stirpe europea, armati di asce a due mani, di lingua prevalentemente inglese, durante la battaglia di Tiflis il 15 agosto 1121. Se ipotizziamo la Crimea come base operativa degli esuli anglosassoni non facciamo che rafforzare l'idea che essi fossero proprio lì, ai confini del regno di David II, quando questi li ingaggiò. 


Nel 1246 Papa Innocenzo IV inviò dei frati francescani verso i territori dei Mongoli con lo scopo di convertire il loro Gran Khan al cristianesimo o almeno di sensibilizzarlo al pericolo dei Turchi. Guidati da Giovanni da Pian del Carpine, Benedetto da Pola, Stefano di Boemia e Ceslao di Boemia, viaggiarono attraverso i Balcani e poi il Caucaso. Nel lungo percorso essi registrarono le meraviglie di cui furono testimoni, i popoli che incontrarono e i luoghi. Nel paragrafo del Carpine denominato "Relazione sui Tartari", coincidente con le relazioni degli altri due di Boemia, scritte in diversi tempi, si fa menzione della popolazione dei Saxi abitanti nella Terram Saxorum a sud di Kiev. Essi erano "cristiani che scambiammo per Goti" (quos nos credimus esse Gothos - parole di Giovanni del Piano). Esistono popolazioni, come gli antenati dei ceceni (Chaxan in lingua osseta) e i Sarmati Sauni che potrebbero essere quelle incontrate dai monaci in missione diplomatica. Non si fa menzione della lingua che essi parlavano, ma resta quell'incognita sul fraintendimento razziale: li scambiarono per germani ma germani non erano, evidentemente. Non è sufficiente a escludere le popolazioni locali pur lasciando aperto uno spiraglio dato che anglosassoni e germani ebbero caratteristiche fisiche alquanto similari. 


Sono questi tutti gli affascinanti indizi a nostra disposizione. Non ne esistono altri e men che meno abbiamo, purtroppo, prove incontrovertibili. Rimane la scelta, libera ma non scientifica, di credere che Siward Barn abbia davvero guidato il suo popolo in esilio fin là. Nell'equilibrio fra rigore storico e romanticismo letterario con il quale affronto ogni argomento posso solo dire che lascerò uno spiraglio sempre aperto alla loro avventura, nell'attesa che qualcuno possa un giorno trovare solide basi sulle quali poggiare questo affascinante mito.