Bayeux tapestry

Bayeux tapestry

martedì 6 febbraio 2018

L'assassinio di Corrado del Monferrato. 28 aprile 1192.



28 aprile 1192. Tiro. Prime ore del mattino.

La regina Isabella, consorte di Corrado marchese del Monferrato e eletto re di Gerusalemme da pochissimi giorni, esce dal palazzo e si dirige verso i bagni. Incinta della loro primogenita avrebbe passato la mattinata prendendosi cura di sé e dell'erede ancora nel ventre.
Matrimonio di Corrado e Isabella

Corrado l'attende per pranzo, fino a quel momento non ha ancora lasciato le sue stanze. Un servitore però gli comunica la volontà della donna di trattenersi oltre l'orario del pasto e pertanto il futuro re, affamato ma deciso a non rimanere solo, decide di uscire per recarsi dall'amico e confidente, il vescovo di Beauvais, Philippe di Dreux. Con due soli uomini di scorta percorre la strada che conduce all'alloggio del vescovo. Possiamo presumere che il punto di partenza fosse la fortificazione a ridosso del mare, la cittadella della città, e che la destinazione una delle costruzioni dell'area attualmente occupata dalla Chiesa di San Tommaso, allora cattedrale latina della città. Il vescovo in carica, secondo la cronotassi ufficiale era Ioscio di Tiro; non sappiamo se avesse ripreso in mano il controllo della diocesi in quel momento preciso dato che Ioscio fu un vescovo davvero molto impegnato negli anni della Terza Crociata. Ritengo ragionevole pensare che Philippe l'avesse sostituito nella funzione di controllo locale, soprattutto perché fu lui a sposare Corrado e Isabella, proprio a Tiro. Dunque Corrado prende la strada che scende verso il cuore pulsante della città, ancora piena di profughi e rifugiati scampati alla devastante campagna militare di Saladino e in parte non ancora ritornati nelle proprie terre. 



C'era un notevole problema di sovrappopolazione in quegli anni a Tiro e questo aiutò parecchio i due feddayn (singolare fidā'ī - devoto), come è corretto chiamare gli assassini della setta dei Nizariti. Non abbiamo molte notizie sul loro ingresso in città ma sappiamo che avevano trascorso almeno sei mesi, spacciandosi per monaci autoctoni di fede cristiana, a frequentare le personalità nobiliari del seguito di Corrado. Secondo due cronisti arabi, Imad al-Din e Ibn al-Athir, essi giunsero a Tiro all'inizio dell'anno, appunto nelle vesti di monaci eremiti o asceti. Frequentarono le chiese e condussero una vita irreprensibile, attenendosi alle norme consuetudinarie del culto dei Cristiani.
Due agenti del KGB non avrebbero saputo fare di meglio! Entrarono nel seguito del marchese Corrado molto prima che questi venisse eletto re (ma va fatto notare che entrarono in azione subito dopo la presa di posizione di Corrado nei confronti della corona di Gerusalemme), legandosi a Baliano il Secondo di Ibelin e Reginaldo di Sidone, due fidati di Corrado, secondo quanto racconta Guglielmo di Tiro nella sua Historia rerum in partibus transmarini gestarum dalla quale ho tratto molti dettagli sulla vicenda.



Stando alla ricostruzione che segue dobbiamo credere che i due, presenti nei pressi del castello, abbiano seguito i movimenti di Corrado con l'intenzione di agire. L'ordine che poneva termine alla loro fase dormiente doveva essere stato inviato pochi giorni prima, magari proprio all'arrivo di Enrico di Champagne, il 20 aprile, con la notizia che Corrado era stato scelto come re di Gerusalemme dal consesso dei nobili locali. Corrado giunto all'abitazione di Philippe, scopre con rammarico che il vescovo ha appena terminato di mangiare. Guglielmo di Tiro ci ricorda alcune sue parole, in una plausibile ricostruzione della frustrazione di Corrado per il continuo rinviare del pranzo "Signore vescovo – egli disse – venivo per mangiare con voi ma dal momento che avere già finito me ne tornerò a casa." Guglielmo ci fornisce un altro dettaglio interessante. Egli afferma che, ritornato in strada con la sua scorta, proprio davanti alle porte della Cattedrale, si ritrova in mezzo al mercato, fra i banchetti dei cambiavalute. Per evitare la gran ressa svolta perciò per una via laterale.
Interno della Cattedrale di St. Thomas, Tiro. 

Ai margini della via, uno per lato, siedono i due feddayn. Volti a lui noti, che non destano alcun sospetto nei cavalieri. Corrado forse saluta pure, nel passare loro davanti. In quell'istante preciso uno dei due monaci si alza e si avvicina al re porgendogli una lettera a lui destinata. Quando Corrado si sporge per prenderla, questi gli blocca il braccio e lo infilza a un fianco con un pugnale. I due guerrieri di scorta si gettano contro l'aggressore e a quel punto, libero di muoversi, entra in azione anche l'altro sicario, che attacca Corrado, scivolato giù dal cavallo, dall'altro lato, infilzando il suo pugnale con maggiore precisione del primo.



Esistono due versioni. In entrambe il primo ad attaccare fu subito ucciso mentre il secondo aggressore fuggì verso una vicina chiesa dove venne catturato. Nell'altra ricostruzione della scena, però, Corrado era ancora vivo quando, presi dallo sconforto per le ferite, i due cavalieri di scorta lo trascinarono al sicuro proprio nella stessa chiesa dove si era rifugiato, non visto, il secondo assassino. Questi si gettò su di lui finendolo.

Dato che è certo che il secondo aggressore fu preso vivo, mi sembra improbabile che la sua cattura non sia avvenuta successivamente alla morte di Corrado in strada. Che possa aver attaccato dentro la chiesa, davanti alla scorta e non essere a sua volta ucciso mi sembra molto improbabile. La cattura del secondo fidā'ī, infatti, viene narrata da tutti i cronisti della vicenda. Egli, torturato prima dell'esecuzione, confesserà infatti un nome come mandante: Riccardo Cuor di Leone!


Nel prossimo articolo analizzerò le prove a favore e contro i potenziali mandanti dell'omicidio.