Bayeux tapestry

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martedì 17 aprile 2018

La Grande Compagnia Catalana. La battaglia di Halmyros 15 marzo 1311.


La devastante vendetta di Berenguer d'Entenca per l'uccisione di Ruggero da Fiore costrinse la Compagnia Catalana a spostarsi verso il sud della Grecia. Spogliata la Tracia di ogni risorsa era infatti impensabile per i catalani rimanervi, così come fuori portata dovette apparire la possibilità di conquistare Costantinopoli. Vi furono scontri fra i comandanti della Compagnia, ai quali si erano aggiunti di recente inviati del re d'Aragona per indirizzare quella forza militare e utilizzarla come estensione del proprio potere nell'area. Il piano era ambizioso ma i mercenari ormai agivano come cani sciolti e rafforzandosi il potere -e la disperazione- dell'imperatore di Costantinopoli decisero di spostarsi in direzione dell'Attica, dove si prospettavano razzie indisturbate e un clima perfetto per mercenari che avevano al seguito le proprie famiglie.


Giunti al confine con il ducato di Atene gli Almogaveri vennero contattati da una loro vecchia conoscenza, Roger Deslaur, un almogavero al servizio di Gautier V di Brienne duca di Atene. Gautier (ricordato anche come Walter) aveva combattuto in Sicilia durante la Guerra del Vespro ed era stato catturato proprio da una banda di catalani durante la battaglia di Gagliano. Conosceva dunque la combattività della Compagnia e tramite Roger la ingaggiò per controllare i confini nord -dove appunto li aveva "fermati" intavolando trattative per l'ingaggio- dove premeva il suo nemico diretto, Giovanni II Ducas che in quegli anni governava sulla Neopatria, un ducato nato dalla dissoluzione del regno latino di Tessalonica, anche se a muovere le trame era l'imperatore Andronico, deciso a riconquistare i territori perduti da quel lontano 1204, anno in cui le dinastie europee si insediarono sul trono di Costantinopoli.

In sei mesi Gautier prese il controllo di trenta fortezze e arrivò a un accordo di pace con Andronico. A dispetto di quanto la recente storia della Compagnia avrebbe dovuto insegnare ai contemporanei riguardo l'efferatezza con la quale i suoi appartenenti si facevano rispettare, Gautier decise di smettere di pagarli, congedando in malo modo il grosso della Compagnia tranne 200 cavalieri e 300 fanti selezionati ai quali, oltre a garantire terre e privilegi per la continuazione dei servigi, demandò l'incarico di tenere fuori dai confini del ducato il resto dei loro compagni. Immagino sappiate già cosa accadde in seguito a questa sconsiderata decisione...
Un bel banchetto e un centinaio di armati pronti a allietare gli ospiti. Altro che Martin... 
Gli almogaveri e Gautier V giunsero allo scontro diretto e il 15 marzo 1311 nella pianura di Halmyros, nei pressi del fiume Cefiso, in Beozia. Consapevoli della superiorità tattica della cavalleria di stile franco guidata dal duca di Atene i reparti della Compagnia catalana si schierarono dietro un acquitrino così esteso che non c'era modo di aggirarlo -e secondo i cronisti Muntaner e Niceforo Gregoras creato artificialmente deviando il corso del fiume-. Quando i franchi arrivarono il contingente turco della Compagnia si rifiutò di scendere in campo sospettando che la battaglia campale fosse una scusa per eliminarli tutti. In compenso, però, in un esprit de corp davvero notevole, i cinquecento almogaveri rimasti al soldo di Gautier disertarono allegramente per ricongiungersi con i vecchi compagni. Roger rimase fedele al duca franco e combatté al suo fianco (sarà uno dei pochi superstiti fra i cavalieri e, catturato, venne "perdonato" e nominato rector et marescalcus universitatis dai catalani vittoriosi).

Per quanto riguarda le dimensioni degli schieramenti si parla di circa 6.000 combattenti della Compagnia contro almeno il doppio fra cavalieri e fanti al comando di Gautier. Va detto che dopo venti anni di combattimenti pressoché continui la componente etnica iberica della Compagnia era andata assottigliandosi e che il numero di guerrieri rimase più o meno stabile grazie al reclutamento continuo. Bulgari, turchi, epiroti, greci, traci e decine di altre differenti culture si trovarono unite sotto gli stendardi della Compagnia, apprendendo dai veterani i fondamenti del loro modo di combattere basato sulla velocità, sulle armi da getto e sulla determinazione nel compiere lavori di pura macelleria nel corso degli scontri.

Il terreno difficoltoso smorzò la carica di cavalleria al punto che l'impatto con le linee catalane fu del tutto insignificante. Lo schieramento di punta di Guatier si frammentò in piccoli gruppi incapaci di difendersi con efficacia dal modo di combattere violento ed estremamente mobile degli almogaveri. A dare il colpo di grazia, presumibilmente in concomitanza con l'attacco anch'esso molto lento della fanteria franca, intervennero i turchi che convinti dall'evidenza dei fatti della buona volontà dei catalani attaccarono sul fianco e sul retro la massa di combattenti pesanti e impacciati del ducato di Atene. Fu una vittoria completa, Gautier e quasi tutti i grandi baroni del ducato perirono quel giorno sul campo. I Catalani si impossessarono delle città e delle fortezze dell'Attica e della Beozia prendendo in spose le vedove degli uomini che avevano massacrato. In cerca di legittimità, inoltre, pregarono Federico III d'Aragona, vincitore della Guerra del Vespro, di accettare l'omaggio formale e di inviare qualcuno a governare formalmente le terre conquistate. Federico nominò il suo secondogenito Manfredi, di cinque anni, Duca di Atene e inviò Alfonso Fadrique per svolgere fattivamente gli incarichi di governo.
Sigillo della Compagnia

Sarà un avventuriero, Neri Acciajuoli, nel 1388 a porre termine al dominio catalano. Ma questa è un'altra storia che prima o poi vi racconterò.