Bayeux tapestry

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martedì 10 aprile 2018

La Grande Compagnia Catalana. Parte 1.

"Ora questi combattenti chiamati Almogavaras sono uomini che vivono per nient'altro che la guerra, e essi abitano non in città e villaggi ma nelle montagne e nelle foreste. E essi combattono incessantemente contro i saraceni e fanno incursioni nelle loro terre per uno o due giorni, saccheggiando e prendendo prigionieri. [Per questo] possono sopportare grandi disagi più agevolmente di tanti altri uomini. Sono uomini forti, abili nelle imboscate e nell'inseguimento."
Bernat Desclot, Chronica 28-9.

La Compagnia Catalana viene identificata con gli Almogavari anche se essi non furono i suoi unici componenti. Di sicuro con i loro vestiti di pelle, "mezzi nudi" come li ricordano nelle cronache i siciliani rimanendo scioccati dal fatto che "non avevano al collo neanche un piccolo scudo" e selvaggi nell'aspetto quanto nei modi, i montanari giunti dalla Spagna seppero focalizzare su di sé l'attenzione dei cronisti dell'epoca e non di meno si guadagnarono la fama di validi combattenti sul campo, ma a coadiuvarli nella Compagnia c'erano anche cavalieri e combattenti di altre etnie -addirittura Turchi.

Questi micidiali combattenti si fecero conoscere durante la cosiddetta guerra del Vespro, combattuta fra aragonesi e francesi dal 1282 al 1302 ma la storia vera e propria della Compagnia inizia alla fine del conflitto. Terminata infatti la guerra (con gli accordi di pace di Caltabellotta) Federico III, figlio di Pietro d'Aragona e ora re di Sicilia si ritrovò a dover gestire il congedo di migliaia di veterani ormai solidamente impiantatisi nell'isola. Non dobbiamo fare l'errore di immaginarci un modernissimo esercito composto di soli soldati con famiglie a casa in attesa. Moltissimi uomini si erano sposati, o comunque avevano creato delle famiglie che li seguivano durante tutte le operazioni belliche. Gli accampamenti tendevano sempre a divenire delle piccole cittadine, con tanto di servizi, mercati, tribunali. Non si trattava di imbarcare i marines dopo la Guerra del Golfo e tanti saluti, occorreva smantellare un sistema di vita durato vent'anni e reintegrarlo nei luoghi d'origine senza che vi fossero reali possibilità di ritornare alla precedente vita per quanti erano giunti in Sicilia nel corso degli anni di conflitto. 

Fu Ruggero da Fiore a risolvere, a suo vantaggio, il problema. Egli infatti ottenne il permesso, immagino senza alcun ostracismo dalla corte di Federico, di reclutare quanti, fra questi uomini rimasti senza occupazione, avessero voluto seguirlo nel suo progetto orientale. Ruggero aveva infatti contattato l'imperatore di Bisanzio Andronico II Paleologo, offrendo i servigi di una libera compagnia mercenari per nove mesi. 

Stando alle differenti cronache, da quella del Muntaner che era membro della Compagnia a quelle bizantine di Niceforo Gregoras e Pachimere, arrivarono a Costantinopoli da 3.000 a 8.000 fra uomini, donne, bambini. Non fu un arrivo del tutto pacifico dato che pochi giorni dopo lo sbarco dei primi nuclei della Compagnia ci furono scontri con i Genovesi del distretto di Pera, preoccupati che l'arrivo dei Catalani potesse intralciare i proprio affari esclusivi nella capitale. Muntaner parla di centinaia di morti e di come l'imperatore evitò il peggio spedendo repentinamente Ruggero e i suoi oltre il Bosforo, verso Cyzicus assediata dai Turchi. 

Fu l'inizio dell'epopea della Compagnia in Anatolia. Ruggero guidò i suoi uomini in una serie di scontri che si spinsero in profondità nei possedimenti turchi dove saccheggiarono a loro piacimento e si mosse seguendo una personale agenda senza badare molto alle eventuali richieste che giungevano da Costantinopoli. Dopo aver liberato Philadelfia dalla stretta dei turchi di Karaman le operazioni proseguirono lungo la piana del Saruhan. Durante l'assedio di Magnesia un messaggero raggiunse Ruggero: l'imperatore lo esortava a correre in suo aiuto sul continente europeo contro Teodoro Svetoslav, un usurpatore che aveva riunito buona parte della Bulgaria sotto il suo dominio e ora minacciava i territori traci dell'Impero. Giunti nei pressi di Gallipoli però l'ordine fu annullato. La Compagnia si fermò nella città portuale che divenne la base per le successive operazioni. 

Nello stesso tempo in cui Ruggero e i suoi soggiornavano a Gallipoli arrivò un vecchio commilitone del da Fiore, Berenguer d'Entença, con nove galee da guerra stracolme di uomini. La Compagnia, già pericolosa di per sé, divenne ancora più temibile e i due uomini, ambiziosi come pochi altri, iniziarono a fare pressioni su Andronico per ottenere il massimo da un impero debole e incapace di gestire la loro strepitosa forza. Essi domandarono l'intera Anatolia in cambio dei servigi offerti fino a quel momento e, velatamente, onde evitare il sorgere di incresciose situazioni nel resto dell'impero. Fu la goccia che fece traboccare il vaso a corte, dove il figlio di Andronico, Michele, decise di porre rimedio in maniera drastica alla minaccia catalana. Invitò a un banchetto Ruggero e un centinaio dei suoi ufficiali e nel culmine della festa li fece massacrare da un'unità di guerrieri alani. 

Invece di sbandarsi, come sperato da Michele, la compagnia si unì sotto l'insegna di Berenguer il quale scatenò una terribile vendetta nei confronti dei bizantini. La Tracia venne devastata in lungo e in largo e quando Andronico marciò con un esercito contro di loro essi lo sconfissero in maniera decisiva nei pressi di Rhaedestum. La Compagnia deviò poi verso sud, lungo la Tessaglia, devastando e saccheggiando a proprio piacimento lungo la via. 

La storia della Compagnia Catalana continua nel prossimo articolo.