Bayeux tapestry

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giovedì 3 maggio 2018

Castello di Kizkalesi



Oggi visiteremo un’isola di circa 15.000 metri quadrati, vicinissima alla costa e interamente occupata da solide mura... No, non è Moint Saint Michel, che di mq ne fa quasi un milione, ma Kizkalesi, in Turchia.

Si tratta di un isolotto roccioso che sorge lungo la costa sud dell’Anatolia, nella provincia del Mersin. La sua superficie è quasi completamente occupata dal castello omonimo (conosciuto anche come il Castello del Mare o Castello del Vergine da Kiz ragazza e Kalesi castello in turco). Anticamente il nome dell’isola era Gramvousa (greco Γραμβούσσα) e secondo Tim Severin, ricercatore e scrittore specializzato in vicende marittime, il nome Gramvoussa deriverebbe dalla moglie dell’ultimo capo pirata ad aver abitato l’isola, Vousa, l’unica stando alla leggenda che riuscì a sfuggire alla flotta bizantina che pose fine al dominio dei predoni del mare sul minuscolo isolotto.

Proprio i bizantini, infatti, durante il regno di Alessio I Comneno, edificarono la prima struttura fortificata i cui resti sono visibili oggi nell’area sud del complesso, dove si erge la tipica torre quadrata dell’età comnena. Leone I del regno Armeno di Cilicia. I cui lavori sono riconoscibili dalle torri quadrate e dalla tecnica muraria detta Concio, caratteristica dell’arte difensiva armena del periodo. Il castello ha due ingressi fortificati e una galleria lungo il lato occidentale attraverso la quale, un tempo, era possibile far accedere piccole imbarcazioni direttamente entro le mura.

Più volte rimaneggiato venne completamente ricostruito nel tredicesimo secolo da

Il perimetro complessivo è di 195 metri.

Interessante la presenza di una sorta di diga costruita per consentire un continuo collegamento con la terraferma. Qualcosa che doveva averlo reso molto simile al nostro, strepitoso, castello marino: Le Castella, in Calabria.


Nel 1450 i turchi strapparono il castello ai ciprioti, subentrati agli armeni un secolo prima, e cambiarono nome alla fortezza costiera di Gorygos collegata a Gramvoussa in Kizkalesi. La nuova denominazione fu utilizzata per entrambe le fortificazioni e tutt’oggi persiste come toponimo condiviso.


Come tutte i luoghi suggestivi del mondo non poteva mancare una leggenda dal sapore molto mediorientale. La Vergine di cui si accenna in uno dei nomi del sito era la figlia di un re di una non meglio specificata epoca. Un giorno un indovino predisse la morte della principessina in giovane età a causa di un morso di serpente, il re allora, deciso a impedire il compiersi di un così tragico destino, inviò la figlioletta sull’isola di Gramvoussa dove era noto non dimorassero serpenti.
Non si può vincere contro il fato, però, e così un giorno un velenoso rettile la raggiunse nascosto dentro uno dei cesti con i viveri inviati da terra, il drammatico destino della giovane si compì nonostante tutti gli accorgimenti. Occorre ricordare che questa storia è molto comune nell'area e almeno una decina di luoghi differenti e distanti da Kizkalesi ne condividono i contenuti.