Bayeux tapestry

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giovedì 10 maggio 2018

Lettera di un combattente a sua madre. Aprile 1471.

14 aprile 1471, villaggio di Barnet, oggi sobborgo settentrionale di Londra. La battaglia di Barnet, nota per la fittissima nebbia nella quale si combatté, è appena terminata.

In campo, le forze contrapposte del re Edoardo IV, leader degli York nella cosiddetta Guerra delle Due Rose, e di Richard Neville, conte di Warwick, un tempo alleato di Edoardo e da poco ritornato nelle fila dei Lancaster nelle quali aveva già militato all'inizio del conflitto (E non era l'unico caso di cambio di schieramento, solo per tenere traccia dei nobili maggiori occorrono ore e ore di studio. in confronto Il trono di spade di Martin, notoriamente ispirato proprio a questo periodo, è molto semplice e lineare.)

Lo scontro merita un approfondimento a parte, perciò oggi eviterò di addentrarmi nella cronaca della battaglia. Essa fa da sfondo a questo articolo che invece vuole raccontarvi di un particolare documento dell'epoca. Una straordinaria testimonianza scritta giunta fortunatamente fino a noi.

John Pastor e suo fratello minore, anch'egli di nome John, sono sopravvissuti alla battaglia campale. Hanno combattuto in prima linea e il John più piccolo ha subito una brutta ferita. Militavano sotto le insegne del Conte di Oxford, partigiano Lancaster e il loro schieramento è stato sconfitto, i comandanti uccisi. Nel caos generale dell'armata in fuga e spezzettata in tronconi ormai non più in grado di ricongiungersi, John sentì l'urgenza di scrivere una lettera personale alla madre Margareth Mautby. Poche righe ma dense di umanità. John voleva rassicurare la madre e nel contempo, essendo lei dentro le faccende politiche del paese, informarla per quanto possibile riguardo il recente disastro.


Ci separano più di cinquecento anni da quei giorni eppure le parole di Paston suonano ancora attuali, vicine alla nostra sensibilità. Non c'è molta differenza fra le sue righe e quelle di un combattente di una guerra del novecento.

Il testo

A mia madre.

MADRE, mi raccomando a te, portandoti a conoscenza che, Dio sia lodato, mio fratello John è vivo e sta bene, e non è in pericolo di vita; tuttavia è stato ferito da una freccia al braccio destro, sotto il gomito; e io inviato da lui un chirurgo che l'ha medicato e mi ha detto che è sicuro che si riprenderà del tutto in poco tempo. E' così che John Milsent è morto, Dio abbia pietà della sua anima! e William Milsent è sopravvissuto, e i suoi sergenti - servants nel testo - tutti fuggiti con ogni probabilità. Per quanto mi riguarda, sono in ogni caso benedetto da Dio; e non sono in pericolo di vita, posso garantirlo in piena coscienza. Ancora, il mio signore l'arcivescovo è nella Torre(1); tuttavia io confido in Dio che stia abbastanza bene; egli ha un salvacondotto per me e per sé stesso; tuttavia abbiamo avuto guai da quando, ma ora ne comprendo il perché, egli ha ricevuto il perdono; e così speriamo per il meglio. Laggiù nel campo, a mezzo miglio da Barnet, è stato ucciso il Conte di Warwick, nel giorno di Pasqua.(2)
La scena immaginata dallo straordinario artista Graham Turner


(1) L'arcivescovo è George Neville, in quei giorni tenuto prigioniero da Edoardo IV nella Torre di Londra. Il capoverso che segue la notizia della cattività è di dubbia interpretazione, non sappiamo a che guai Paston faccia riferimento. Possiamo presumere siano dovuti ai continui cambi di bandiera di cui fu protagonista l'arcivescovo durante la Guerra.

(2) Ormai sicuro della vittoria Edoardo ordinò di catturare Warwick ma a causa della fitta nebbia i suoi uomini non lo riconobbero e lo uccisero a coltellate. Il suo cadavere, insieme a quello di suo fratello John Neville, altro comandante lancasteriano, rimase esposto per tre giorni nel piazzale della Cattedrale di St. Paul per tacere le voci che volevano i due nemici del re ancora in vita.