Bayeux tapestry

Bayeux tapestry

martedì 19 giugno 2018

Il primo assedio di Guglielmo il Maresciallo.

Durante il regno di re Stefano (Blois 1096 - Dover 1154), nel periodo della guerra contro l'imperatrice Matilda per il trono d'Inghilterra, il nobile cavaliere Giovanni, padre del futuro Maresciallo del regno Guglielmo, era stretto d'assedio nel castello di Newbury da re Stefano. L'assedio era giunto a uno stallo e i due decisero per una tregua durante la quale intavolare trattative per la resa della guarnigione. Il re domandò l'invio di un ostaggio a garanzia della volontà di Giovanni di giungere a una conclusione pacifica dello scontro. Fu scelto il quarto figlio del sire castellano, per l'appunto Guglielmo, all'epoca bambino di cinque o sei anni.


Quando il re si rese conto che non c'era una vera intenzione di intavolare negoziati ma che Giovanni stava solo prendendo tempo, lo stesso che a lui mancava ogni giorno di più, inviò un araldo sotto le mura del castello con lo scopo di avvertire che il piccolo Guglielmo sarebbe stato giustiziato entro breve.
La risposta di Giovanni, riportata nella sua chanson biografica, la Histoire de Guillaume le Maréchal, comte de Striguil et de Pembroke, régent d'Angleterre fu quantomeno pittoresca. l'uomo infatti dichiarò che non gli importava della vita del fanciullo, avendo ancora l'incudine e il martello con cui forgiarne uno nuovo e ancor migliore di quello.

Stefano, furibondo, trascinò il marmocchio e tutto il suo seguito in uno spiazzo visibile dal castello. Sembra che Guglielmo, troppo piccolo per comprendere la situazione, si fosse messo a giocare con l'asta della lancia del conte di Arundel nel frattempo che gli adulti si insultavano a distanza. Re Stefano, facile alla rabbia così come a sentimenti più compassionevoli, non se la sentì di uccidere il bambino ma i suoi consiglieri insistettero per fare pressioni sul padre. Fu preparata allora una catapulta, o un trabucco non è dato saperlo, sul piatto della quale venne issato il bambino. Guglielmo si mise a giocare e a ridere, felice di essere al centro dell'attenzione generale.

Di nuovo Stefano si lasciò intenerire. Gridò di portarlo via e dichiarò che chiunque avesse proseguito con il consigliarlo in tal senso era privo di cuore e malvagio.

Non era finita. Si provò una terza volta a piegare la volontà di Giovanni, stavolta legando Guglielmo a un palo (forse di un ariete) e avvicinandolo alle mura con la minaccia di schiacciarlo contro le stesse. Per nulla impressionato Giovanni fece portare una pietra da molino sugli spalti e con quella minacciò di uccidere lui stesso suo figlio, tanto poco lo aveva a cuore.

Guglielmo, appeso al palo, domandò che tipo di gioco fosse quello in atto e allora Stefano, scoppiando in una risata, gli rispose che non si trattava di giochi a lui adatti e che gli avrebbe risparmiato la morte. La storia prosegue con il racconto di Stefano che gioca con il piccolo Guglielmo a un gioco di cavalieri fatto con i fiori (Di cosa si sia trattato non ho idea ma da appassionato di wargame e boardgame la curiosità è grandissima!!!) durante il quale il piccolo vinse ogni partita, infine fu ricondotto dentro le mura del castello sano e salvo.

L'episodio, riportato in diversi documenti, è un chiaro esempio di un medioevo fatto di gesti roboanti e pregni di simbolismo dove i gesti e le parole sono misurate in un continuo gioco delle parti.