Bayeux tapestry

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lunedì 2 luglio 2018

La rocca degli Ottoni. Cerreto d'Esi (AN). Prima esplorazione.

Domenica 1 luglio il gruppo di esploratori del medioevo si è riunito per dare l'assalto alla Rocca degli Ottoni, un complesso di ruderi ormai quasi del tutto ricoperti di vegetazione che sorgono su uno sperone roccioso nei pressi di Cerreto d'Esi, in provincia di Ancona.


Purtroppo, a causa dei danni subiti nel corso della sua violenta storia ai quali si sono aggiunti il completo abbandono e il disinteresse delle autorità per la conservazione di questa poderosa fortezza oggi appare ormai del tutto irrecuperabile e il lento ma inesorabile declino che offusca la vestigia del luogo porterà alla scomparsa totale dell'intero complesso. In questa foto di repertorio presa dalla pagina dei beni culturali si può notare la situazione generale 15 anni fa. Dopo il terremoto del 2016 la situazione è peggiorata ancora.

La rocca è legata, nel nome e nella sua intera storia, alla potente famiglia comitale degli Actoni che ne fece il fulcro del proprio potere intorno al XII secolo. E' molto interessante notare che in un momento storico particolare, durante il quale i comuni liberi assoggettavano al proprio potere le famiglie nobili sparse per i castelli e le rocche nelle campagne, nella vicina Matelica accadde il contrario e la famiglia esterna alle mura degli Actoni riuscì non solo a rimanere indipendente ma anche a conquistare la città agognata instaurandovi il proprio potere signorile. 

La Rocca di famiglia rimane quindi un baluardo, munito di una forte guarnigione, e non centro di espansione di un futuro borgo e poi una città. Per la storia della Marca Anconetana è un fatto raro. A facilitare questo stato di cose la relativa lontananza da strade e centri politici di rilievo, fatto questo che favorirà la lunga genealogia di potere degli Actoni. Essi infatti rimasero sulla scena per quasi quattrocento anni e dal 1394 instaurarono una Signoria nella città di Matelica già sotto il loro controllo anche se per un certo tempo libera di scegliere da sola il proprio podestà (salvo poi fare quanta più pressione facendo leva sull'imprendibile fortezza). 

La storia della Rocca si conclude con la fine della dinastia degli Actoni, divenuti poi Ottoni con il mutare della nostra lingua. Nel 1543 morì uno degli ultimi uomini forti della stirpe, Cesare Ottoni e i suoi eredi iniziarono una lotta senza esclusione di colpi, violenze e tranelli per il potere. Al culmine di questi scontri sanguinosi, fatti di agguati e colpi di mano fra le valli, i vicoli dei borghi circostanti e i picchi degli Appennini, il popolo minuto invocò l'aiuto del Papa e Pio IV rispose nominando un commissario straordinario per redimere la questione, Giovan Battista Doria. Nel 1564 la Rocca venne espugnata e i cittadini di Matelica, in primis, si diedero da fare per smantellarla del tutto. Fecero un lavoro così completo che l'intera zona è ancora oggi conosciuta come località Macere, dalle macerie sparpagliate in ogni dove. 

Basta vedere l'imponente arco d'ingresso per rendersi conto della maestosità della Rocca nei suoi giorni di splendore. 

L'intero versante immediatamente sotto l'arco che si intravede fra la vegetazione è franato. L'attività sismica, le radici degli alberi che sono cresciuti senza controllo e gli agenti atmosferici hanno portato al distacco di una notevole porzione di terreno tant'è che una volta entrati in quella selva si arriva al costone roccioso sulla quale poggia la struttura senza possibilità di raggiungere la stessa. 
Le foto che seguono le ho scattate ai piedi dell'arco del portale principale, si nota il dislivello fra la struttura in muratura e il terreno boschivo nel quale mi sono inoltrato. L'interno del cortile della Rocca, raggiungibile solo arrampicandosi, è completamente invaso dalla vegetazione. 



Per accedere all'interno del perimetro delle mura, qua e là affioranti come lapidi di un cimitero abbandonato, occorre girare intorno allo sperone di roccia dell'antico ingresso ora inutilizzabile e proseguire dal versante settentrionale arrampicandosi lungo un pendio scosceso. Avevo con me trenta metri di corda che sono stati utili, anche se con una buona dose di pazienza si può salire ai livelli della fortezza senza. 

I cortili interni sono scomparsi, le pareti ancora in piedi dividono piccoli boschetti nati nel corso dei secoli. Le vestigia di un tempo sono sparpagliate e irriconoscibili. Un camino qui, un piccolo passaggio discendente poco oltre, l'ingresso di una ghiacciaia ancora in parte riconoscibile. Resti di torri che parlano dei lavori che si sono accavallati per volere delle generazioni degli Actoni, consapevoli che la loro forza era legata in maniera indissolubile a quella della Rocca di famiglia, dalla quale mossero i primi passi per la conquista del potere sulla valle sottostante. 



Tank, uno dei miei cani, è salito con noi fino alla cima e ha partecipato attivamente all'esplorazione. 

Resti un camino. 

Il Monte San Vicino, il "mio" monte. Ho una fascinazione assoluta per quella vetta. 
Qui di seguito il percorso a piedi per raggiungere la Rocca.




Ho rinvenuto diverse ricostruzioni delle possibili fattezze della Rocca. Non mi hanno convinto del tutto, anche se riconosco lo sforzo (enorme) di chi si è cimentato nell'opera di dare forma a queste rovine. Per rispetto di copyright non posso postare queste immagini ma sto lavorando a una mia personale interpretazione dei dati rilevati sul posto e di quelli disponibili presso l'archivio storico di Camerino, quando avrò qualcosa di concreto e soddisfacente aggiornerò questo articolo.